«Zaccariotto va processata» Le motivazioni della Cassazione

San Donà. Ipotizzati i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico per l’assunzione di Luciano Maritan come guardia parco, scavalcando altri 31 candidati in lista. Nei guai anche la dirigente Candosin

Per la Corte di Cassazione l’attuale assessore ai Lavori pubblici del Comune di Venezia ed ex sindaco di San Donà Francesca Zaccariotto va processata dal Tribunale per i reati di abuso d’ufficio e falso ideologico perché deve essere il vaglio dibattimentale a stabilire se le prove raccolte dalla Procura siano sufficienti a emettere una sentenza di condanna o meno. Per i giudici romani, che nei giorni scorsi hanno depositato le motivazioni della decisione dello scorso settembre, il magistrato veneziano dell’udienza preliminare, «in presenza di elementi non chiari, suscettibili a valutazioni divergenti», non avrebbe dovuto affermare l’inutilità del dibattimento, anzi, «a fronte di un contesto probatorio fluido e aperto a ogni esito, è da approfondire e chiarire proprio al fine di superare, nel contradditorio dibattimentale, l’incertezza del quadro probatorio». Le stesse considerazioni valgono naturalmente per gli altri due coimputati, il pregiudicato sandonatese Luciano Maritan e la dirigente del Servizio risorse umane del Comune Eugenia Candosin.

Il giudice dell’udienza preliminare aveva deciso per il non luogo a procedere nei confronti dei tre, respingendo le richieste di rinvio a giudizio dei pubblici ministeri. Stando alle accuse, Zaccariotto, in qualità di sindaco, previo accordo con Luciano Maritan istigava Eugenia Candosin, responsabile del personale, ad avviare al lavoro Maritan, preferendolo ai 31 candidati che lo precedevano nella graduatoria e omettendo poi di renderla pubblica». E ancora, «Eugenia Candosin attestava il falso avviando al lavoro Luciano Maritan su istigazione del sindaco Francesca Zaccariotto». Il pregiudicato si sarebbe messo in tasca cinquemila euro in tre mesi per svolgere la funzione di guarda parco a San Donà. Luciano Maritan, già condannato per altro, è il nipote del boss sandonatese Silvano, legato un tempo alla banda di Maniero.

Nella sentenza la Cassazione elenca gli elementi d’accusa. Tra questi il fatto che dopo la scelta di Maritan, da alcuni funzionari comunali era stata fatta presente alla Candosin l’inopportunità della scelta, tenuto conto della fama del pregiudicato, ma la dirigente del personale aveva difeso la decisione, imputandola alla volontà del sindaco. Inoltre, in una conversazione telefonica, la Candosin aveva affermato che lei aveva «fatto una roba ad hoc». A questo proposito la Cassazione ha segnalato che nel bando per la scelta del guarda parco tra i criteri necessari «vi erano proprio quelli che perfettamente si attagliavano a Maritan». Infine, parlando con una collega, dopo essere finita sotto inchiesta, Candosin aveva detto di «dover ringraziare la Zaccariotto».

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