Febbre da gioco: la mappa delle slot a Venezia e provincia

Bibione batte tutti grazie ai turisti, ma la piaga delle macchinette mangiasoldi devasta Chioggia e Cavarzere. Ecco la cartina navigabile realizzata in collaborazione con Dataninja

VENEZIA. L'unico vero atto concreto l'avevano fatto a Mira. Il sindaco avevano deciso nel 2011 che le "macchinette mangiasoldi" dovevano essere visibili dalla strada attraverso la vetrina. Da allora decine di donne, magari avvertite dalle amiche, sono andate a riprendersi mariti, fratelli, padri e figli che avevano preso "il vizio" di dilapidare i soldi di famiglia.


Per il resto nulla, anzi. A parte qualche timido tentativo di metterle lontane da luoghi "sensibili", una definizione che sa tanto di guerra al terrorismo e che fa capire il pericolo che, a "pelle", ogni persona di buon senso percepisce nei confronti di strumenti il cui ultimo fine è quello di ridurre in miseria i poveracci.
Alcuni Comuni come Stra, Campolongo, Campagna Lupia e Fiesso hanno agito limitando l'orario di attività delle macchinette, altri enti, come l'Ascom della Riviera del Brenta, hanno favorito i locali che dismettono le slot e diventano "azzardo free". L’hanno fatto in due (il primo il bar "Fermo Posta" di Oriago) su centinaia, ma l’importante è cominciare.


Ma sono tutte iniziative in Riviera del Brenta, una zona in cui il confronto sociale e la discussione politica sono avanti anni luce rispetto al resto della provincia, e dove si sono messi, con pazienza certosina a calcolare quanto inguiano le slot solamente dalle famiglie di quella manciata di Comuni: 13 milioni l’anno. A Venezia la cultura turistica dell'economia e la presenza di casinò da quasi un secolo, ha portato una mentalità "di rapina" che non ha mai voluto prevedere una gestione sociale delle slot. Nel resto della terraferma tutto viene demandato alla volontà del singolo, come la "mosca bianca" Pier Antonio Lucchetta, che nella sua tabaccheria di Ponte Crepaldo, a Eraclea, ha fatto togliere di sua spontanea volontà le macchinette. «Rinuncio a 10 mila euro l'anno», ha spiegato, «ma non potevo più continuare a vedere la gente rovinarsi ed entrare nel vortice della miseria». Non è stato seguito, tanto che quando il Comune di Eraclea ha stabilito degli orari, i gestori di alcune “sale gioco” hanno protestato. Come dire: mors tua vita mea Il tutto alla faccia di ogni ideale “siamo Veneti, un popolo”: quando si tratta di schei riusciamo a dare il peggio di noi stessi.


Perché di questo si tratta. Miseria favorita dallo Stato, che sul gioco senza vincitori lucra abbondantemente, e che ha "blindato" la fiorente attività dei gestori del sistema, su cui si stanno svolgendo inchieste antimafia perché nessuno si è mai preoccupato di capire da dove venivano capitali così ingenti.
Rispetto al numero di abitanti risultano registrate in maggior numero, ovviamente, nelle località turistiche. Così San Michele al Tagliamento, Comune che comprende Bibione, e Jesolo hanno il rapporto più basso, cioè il maggior numero di mangiasoldi rispetto agli abitanti. Si conferma invece la piaga endemica del gioco nella parte sud della Provincia: Chioggia e Cavarzere (luogo dove molti chioggiotti vanno a giocare per stare lontano dagli occhi dei paesani) hanno rapporti bassissimi, cioè un alto numero di macchinette mangiasoldi per abitante.Al contrario Cona, lì attaccato ma più difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, ne conta meno di tutti, seguito da Marcon e Fiesso d’Artico.


Venezia si salva grazie a un turismo fatto di gruppi, di visite guidate, di orari, cosa che impedisce ai turisti l’uso, e la conseguente invasione, delle macchinette. Per il momento.
 

Banana bread al cioccolato

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi