Videocamere e vigilanti con i soldi dei cittadini

San Donà. La proposta del movimento “il Ponte” per garantire la sicurezza «Un contributo di 50 euro dalle persone più abbienti di ogni quartiere»

Autotassati per la sicurezza. La proposta arriva dal movimento “il Ponte” di Paolo Madeyski, che coordina anche il profilo Facebook “San Donà più sicura”. L’obiettivo è avere videocamere di sorveglianza in tutti i quartieri della città, oltre a un controllo da parte della vigilanza privata. Il tutto, a spese dei cittadini. Si ragiona su contributi volontari, diretti, per acquistare strumenti tecnologici e pagare personale specializzato, quindi sopperire velocemente all’endemica mancanza di risorse delle pubbliche amministrazioni. Naturalmente per aiutare e collaborare con le forze di polizia, incaricate per legge a garantire e tutelare la sicurezza dei cittadini.

La riflessione di Madeyski parte da lontano. Dopo aver affrontato tante volte la questione sicurezza, prossimamente anche nella cornice di un nuovo convegno e incontro pubblico, il medico appassionato di comunicazione vuole lanciare un nuovo segnale di partecipazione della comunità che già oggi collabora nei controlli di vicinato o informando con il tam tam in rete di persone e veicoli sospetti.

«Le videocamere di sorveglianza non hanno costi esorbitanti», spiega, «io ne ho installate quattro a casa mia. Credo che una cinquantina di persone per ogni quartiere o frazione siano disponibili a stanziare una certa somma, penso a circa 50 euro, per acquistarne e installarle nei punti strategici in modo da tenere sotto controllo 24 ore su 24 le varie zone. Sarebbero poi collegate alle forze di polizia, quindi polizia locale e carabinieri». Le attuali, installate ormai una decina di anni fa, sono ormai superate come concezione tecnologica, spesso poco nitide o addirittura non funzionanti. La fibra ottica che verrà posata in una buona parte del territorio, inoltre, consentirà di avvicinarsi e dotarsi di tecnologie ancora più avanzate.

Ma Madeyski sta pensando a un ulteriore passo in avanti. «Dobbiamo anche ragionare», prosegue, «sulla possibilità di avere una vigilanza privata che sia di supporto nei vari quartieri alle forze dell’ordine. Esistono speciali convenzioni e proposte che, se coinvolgono un importante numero di cittadini, favorirebbero l’impiego di queste pattuglie private che potrebbero controllare a loro volte le varie zone e garantire ulteriore sicurezza alla città, sempre in stretto contatto e collaborazione con le forze di polizia. Io credo che questo modo di ragionare, considerando le difficoltà del settore pubblico, sia una delle soluzioni possibili da prendere in considerazione per fare anche noi cittadini, secondo le possibilità che abbiamo, la nostra parte nel garantire la sicurezza di cui abbiamo diritto».

Giovanni Cagnassi

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