Tetto in amianto da rifare. «Ora basta, chiudo tutto»

Murano. Il titolare del bar ristorante “Dal Coco” getta la spugna dopo la notifica dei vigili ambientali. «Il locale è proprietà del Comune, io quei soldi non li ho»

MURANO. «Non ho i soldi per i lavori che il Comune mi impone. Chiudo l’attività: arrivederci a tutti». Uno sfogo amaro e una decisione clamorosa, quella di Angelo Pittau, 70 anni, da una vita titolare del ristorante bar Serenella «dal Coco». Una storia incredibile, la sua. Attività che funziona dal 1970. Unico esercizio pubblico dell’isola, utilizzato soprattutto dagli operai. Storia infinita di una concessione mai regolarizzata. Di cause e ricorsi, richieste di canoni arretrati avanzate dal Demanio. Adesso è arrivata l’ultima goccia. I vigili ambientali del Comune hanno scoperto poco tempo fa che la copertura del ristorante contiene amianto. È obbligatoria dunque la bonifica e il rifacimento del tetto.

«Ma io quei soldi non li ho», dice Pittau, che ha scritto al sindaco Brugnaro, al presidente della Municipalità Martini, ai dirigenti dell’Ambiente e del Patrimonio. «In riferimento alla notifica ricevuta», scrive, «vi comunico che i lavori di smaltimento della copertura del fabbricato, da me attualmente occupato con attività di bar ristorante in Sacca Serenella 54 a Murano non verranno eseguiti». Le motivazioni sono presto spiegate. «Il locale non è di mia proprietà, bensì di proprietà comunale», scrive il titolare nel dossier allegato, «per decisione del Comune stesso. Non ho contratto di locazione, perché la situazione della proprietà del sito non è stata ancora risolto. Ho 70 anni e non potrò lavorare ancora a lungo, e nemmeno cedere l’attività a terzi». I costi per smaltire circa 90 metri quadrati di amianto e per l’isolamento dei 180 metri quadrati del tetto sono piuttosto alti.

«Quei soldi non li ho e allora chiudo», ripete il titolare. Numerose in questi giorni le manifestazioni di solidarietà dai suoi clienti, quasi tutti operai, che lo hanno invitato a resistere. «Mi dispiace ma la decisione è presa», dice il signor Angelo, «così Sacca Serenella perderà l’unico bar ristorante e anche la toilette pubblica, nonché il punto informazioni». Un groviglio mai risolto, quello di Sacca Serenella. Che il Comune vent’anni fa aveva provato a risolvere. Era stato approvato un progetto di Pip, il Piano degli insediamenti produttivi. Solo in parte riuscito. «Ma io ero rimasto escluso», dice, «perché commerciante e non attività produttiva. Adesso ho deciso: chiudo. Senza rancore ma con molto rammarico. Sarei felice se il sindaco dopo aver letto queste righe mi organizzasse un incontro senza fascia tricolore e parlando in venexian».

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