Airbnb ora pensa a patti fiscali con le città

Turismo e sommerso, Michielli: «Soluzione auspicabile ma servono anzitutto i controlli dello Stato»

Dopo le critiche degli albergatori, Airbnb pare cambiar politica e annuncia dalle pagine de “La Repubblica”, attraverso il country manager italiano Matteo Stifanelli l’intenzione di siglare dei “patti fiscali” con i Comuni per riscuotere l’imposta di soggiorno. Sulla scia dell’iniziativa attuata a Parigi sulle circa 60 mila case messe in affitto sul portale, Stifanelli annuncia che analoghi intese sono in discussione con le città di Milano e Firenze. «Ci vorranno un po’ di mesi, c’è la burocrazia da modificare, soprattutto i regolamenti comunali», dice il manager auspicando che gli accordi possano tramutarsi in realtà dal 2016. Il viaggiatore dovrebbe pagare la tassa direttamente online al momento della prenotazione, mentre Airbnb dovrebbe occuparsi di girare quanto raccolto nelle casse dei Comuni.

Una soluzione auspicabile anche per Venezia, commenta Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto e vicepresidente nazionale dell’associazione degli albergatori che proprio venerdì ha lanciato l’allarme nazionale sul sommerso nel settore. «Può essere una strada da percorrere ma anzitutto servono i controlli dello Stato: ai fini della scoperta dell’evasione basta già che le agenzie fiscali o la Guardia di finanza incrocino i dati degli appartamenti registrati presso Comuni e Regione con quelli pubblicizzati da questi mega siti per evidenziare quanti fanno i furbi. La questione, ammetto, non riguarda solo l’evasione fiscale, la qualità del servizio e la concorrenza sleale. Riguarda anche la sicurezza delle nostre città. In un albergo di Mestre un cliente che era un ricercato è stato fermato dai carabinieri mesi fa, la mattina dopo il suo arrivo. Questo perché negli alberghi c’è l’obbligo di segnalare per via telematica alle forze dell’ordine chi sono i clienti. In questi appartamenti questo non succede e se qualcuno ha qualcosa da nascondere è ovvio che preferisca nascondersi qui. E chi lavora per pulire questi alloggi viene pagato regolarmente? ll Ministero del Lavoro cosa fa?I Bed and breakfast seri sono i nostri alleati, lavoriamo tutti assieme contro il sommerso e non ce la prendiamo mica con chi affitta due stanze di casa. Qui si sta parlando di soggetti che detengono dai 50 ai 500 appartamenti a testa», conclude. «Il mercato del sommerso non riguarda solo un problema economico di evasione fiscale, di concorrenza sleale, di abbassamento degli standard di qualità nell’ospitalità e nella ricettività tra gestori di strutture ricettive, ma è primariamente un problema di sicurezza», aggiunge Vittorio Bonacini, presidente dell’associazione Veneziana Albergatori. «Un minor controllo è anche indice di minore sicurezza», avverte. Tema che con l’allarme terrorismo che inquieta tutta Europa è tenuto ben in mente da tutti, nella nostra città.

Mitia Chiarin

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