«Mestre Expo per rilanciare il commercio»

La proposta di Coniglio (MestreOff Limits): un padiglione a Forte Marghera contro crisi e chiusure

«Mestre Expo, un padiglione per promuovere le attività commerciali della città e farsi conoscere dai cittadini». A lanciare l’idea, sulla scorta della morìa di negozi del cuore pulsante cittadino, è Fabrizio Coniglio, leader di Mestre Off Limits. «Expo Milano docet», riflette, «certo, in scala uno a cento, ci accontentiamo, ma potrebbe essere un’opportunità. Si potrebbero realizzare uno o più padiglioni, per sei mesi, dove potrebbero trovare casa a rotazione i negozi di Mestre, per farsi vedere, pubblicizzare i propri prodotti, una sorta di vetrina o passerella che dir si voglia, per autopromuoversi. La gente saprebbe che quel determinato negozio esiste e ci si può arrivare».

Un modo per dare nuova linfa al centro, evitare che si desertifichi completamente, che uno dopo l’altro chiudano tutti i negozi, aprano solo catene, che la città si trasformi in un contenitore vuoto senza luci. “Mestre Expo”, secondo Coniglio, potrebbe trovare spazio a Forte Marghera. «Lo intendo anche come una sorta di risarcimento per i lavori che i negozianti e la città hanno subito in questi quindici anni e che hanno contribuito a molte chiusure. Certo, bisognerebbe realizzarlo in concomitanza con qualche evento, non dovrebbe essere fine a se stesso, il Comune potrebbe dare una mano, ma si potrebbe anche cercare qualche grosso sponsor. E poi anche i ristoratori di Forte Marghera, loro ma non solo loro, potrebbero contribuire e lavorare in sinergia, del resto l’Expo di Milano ha dimostrato quanto arte e cucina assieme siano un importante attrattore. “Mestre Expo” potrebbe servire, in quest’ottica, a far fare un salto qualitativo all’imprenditoria mestrina».

Non solo: «Si potrebbe valorizzare Villa Querini», prosegue Coniglio, «la immagino come la casa delle associazioni più importanti e prestigiose, ma anche vetrina degli studenti del Benedetto Marcello che magari potrebbero tenere lezioni per bambini, suonare musica classica, renderla viva, trasformarla in un incubatore di cultura». Prosegue: «Allo stesso modo galleria Barcella che fa malinconia così spoglia e vuota, potrebbe essere utilizzata per esposizione di quadri, trasformata in una via della Cultura, sempre meglio che vetrine vuote. E il Centro Candiani potrebbe essere chiamato Palazzo Candiani e ospitare, per esempio, le opere dell’Accademia chiuse in qualche soffitta». Per salvare Mestre, nell’ottica di Coniglio, servono progetti, creatività e voglia di rimboccarsi le maniche.

Marta Artico

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