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Centri commerciali aperti Cgil contro la nuova torre

Pochi disagi per chi faceva la spesa, tensione al Carrefour del Valecenter dove sono arrivati i carabinieri. Piron: «Il sindaco non rilancia così la città e l’economia»

I colossi del commercio hanno assorbito il colpo, l’eco della protesta dei lavoratori ha appena scosso i templi dello shopping, che hanno retto. Per un giorno. Perché se la situazione dovesse prolungarsi, probabilmente non ce la farebbero, ma ieri avevano avuto il tempo di organizzarsi e far fronte al “default”. Tutti tranne la Metro di Marghera, che ha invece dovuto alzare bandiera bianca visto che i lavoratori erano in massa a Vicenza.

Centri commerciali. Auchan, Valecenter, Pam, Panorama ...

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I colossi del commercio hanno assorbito il colpo, l’eco della protesta dei lavoratori ha appena scosso i templi dello shopping, che hanno retto. Per un giorno. Perché se la situazione dovesse prolungarsi, probabilmente non ce la farebbero, ma ieri avevano avuto il tempo di organizzarsi e far fronte al “default”. Tutti tranne la Metro di Marghera, che ha invece dovuto alzare bandiera bianca visto che i lavoratori erano in massa a Vicenza.

Centri commerciali. Auchan, Valecenter, Pam, Panorama se la sono cavata, con qualche disagio, che ha riguardato più i supermercati e nello specifico non tanto le casse quanto i banchi dove si fa la fila e si ordina la merce, in qualche caso carenti di personale. Il Centro Le Barche ha funzionato normalmente. «Ci sono vari modi di scioperare», ha fatto capire il direttore, «si può aderire parzialmente, scioperare un’ora, due, mettersi d’accordo, turnarsi, attaccarsi un cartellino di protesta, sono tanti i modi per far passare un messaggio. Per il resto, massima libertà, è un diritto fondamentale».

Coop Adriatica e Coop Consumatori Nordest, in una nota, ha comunicato di aver offerto ai soci e ai consumatori un buon livello di servizio, sostenendo che l’adesione è stata inferiore al 50 per cento.

Presìdi. Al Carrefour di Marcon, all’interno del centro commerciale Valecenter, Adl Cobas ha dato vita a un presidio. «Abbiamo manifestato davanti all’entrata», spiegano, «per impedire che l’azienda mettesse in atto le solite ritorsioni oppure cercasse di sostituire i lavoratori in sciopero con personale esterno. In questi ultimi giorni ci sono state fortissime pressioni per non far scioperare i dipendenti». Precisano: «L’adesione è stata altissima e per l’intera mattinata i lavoratori sono rimasti all’ingresso del Centro commerciale per spiegare le motivazioni dello sciopero, nonostante l’azienda abbia prima cercato di allontanarci e poi addirittura fatto intervenire i carabinieri». Aggiungono: «Denunciamo con forza come i capi si siano prestati a sostituire i lavoratori in sciopero, svolgendo mansioni non di loro pertinenza, come stare alle casse. Per questo già da lunedì provvederemo a denunciare l’azienda per comportamento antisindacale».

Alla Metro, lavoratori disponibili non ce n’erano. I dipendenti sono montati in pullman diretti a Vicenza e al ritorno, visto che il magazzino era chiuso, si sono mangiati un panino di fronte all’entrata e poi sono tornati a casa.

Blo e nuove aperture. «Mentre i lavoratori della grande distribuzione erano in sciopero, con un corteo che ha visto alla testa i 72 dipendenti della Metro di Marghera, i quali hanno ricevuto la comunicazione che la multinazionale intende chiudere, il signor sindaco si dice favorevole all'apertura di un nuovo centro commerciale in città», è sbottato il segretario generale della Cgil Enrico Piron. «È da tempo che il territorio sta aspettando dalla sua guida una chiara strategia per una ripresa tanto necessaria quanto urgente, dopo questi interminabili anni di crisi e di incertezze che hanno indebolito non solo la prosperità, ma anche il senso di socialità e di comunità».

E ancora: «La disponibilità del sindaco a ragionare sull'apertura di un nuovo centro commerciale, lascia sgomenti. La nostra città vede il centro di Mestre sempre più spopolato, con attività commerciali, anche storiche, in evidente difficoltà e senza una programmazione che permetta di riportare il centro al centro. Perché pensare ad un ennesimo e inutile non-luogo, invece che immaginare, progettare, investire e realizzare, anche rischiando sulla rinascita della città? La solita grigia e scontata risposta alla domanda di sviluppo: un centro commerciale, che allontana ragionamenti di insediamenti produttivi manifatturieri, urgenti e necessari e relega la nostra città ad essere una scatola vuota».