Il dossier ambientalista sul sito del Consorzio

La gestione dei commissari apre al confronto e pubblica con risposta le accuse dei comitati

Il dossier di Ambiente Venezia pubblicato sul sito del Consorzio Venezia Nuova. Un piccolo grande segno del cambiamento, quello visto in questi giorni sulla pagina di apertura del sito ufficiale del Mose, adesso gestito dai commissari. Iniziativa fino a qualche tempo fa impensabile. Visto che il Consorzio e gli ambientalisti si fronteggiavano solo a distanza, spesso nelle aule dei Tribunali. Da qualche giorno invece sulla home page del Cvn è stato inserito un link che contiene l’ultimo dossier dell’associazione. «I cambiamenti climatici e l’inutilità del Mose» è la tesi dello studio consegnato all’Unesco. Che si basa sugli ultimi rilevamenti dell’aumento del livello dei mari e sulle proiezioni per il 2100. «Il Mose è stato costruito su un presupposto sbagliato, cioè che il mare aumenterà di soli 22 centimetri», scrive Ambiente Venezia, «invece a causa dell’effetto serra e del riscaldamento globale l’aumento stimato è molto più alto. Fino a 80 centimetri rispetto al livello attuale. Così il Mose sarebbe inutile. Bisognerebbe chiudere le paratoie una volta al giorno, la laguna sarebbe ridotta a stagno, senza ricambio». Per nulla polemica la risposta del Consorzio. Che produce gli studi che dimostrerebbero come la tesi del Corila, tenuta a base del progetto Mose, sono più o meno confermati. 22 centimetri, con una “forbice” più contenuta nel Mediterraneo rispetto al resto del mondo. L’innalzamento previsto dovrebbe essere dunque tra 17 e 53 centimetri. Uno scenario tutto da verificare. Che in ogni caso consentirebbe, secondo il Consorzio, «di utilizzare le dighe del Mose con risultati ottimali». «Venezia sarebbe l’unica città del mondo a essere protetta», si legge, «e con un uso intelligente delle chiusure si potrebbe anche rivitalizzare la laguna». Due tesi opposte. Che per la prima volta trovano confronto civile dopo anni di polemiche anche violente e di cause civili per risarcimento danni. Le ultime erano state quelle a carico di Italia Nostra e dei sui dirigenti veneziani.

«Le idiozie che costano miliardi», il titolo del settimanale Il Mondo stampato e diffuso in città da Italia Nostra. Poi era toccato al geometra Spagnuolo che contestava, dopo la diga del Vajont, anche le dighe del Mose con i suoi carteli per strada.

Infine l’ingegnere Vincenzo Di Tella, accusato di diffamazione per aver criticato il sistema delle paratoie. Di Tella era stato peraltro assolto in nome del diritto di critica. Adesso il confronto. Forse l’inizio di una nuova stagione.(a.v.)

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