«Mio figlio non può nemmeno muovere le braccia»

Parla il papà del piccolo rovinato dal falso medico: «Voglio capire chi non ha controllato prima di farlo lavorare all’Asl 13»

CAMPONOGARA. «Non abbiamo parole siamo allucinati. Ci chiediamo se è vero che Stampini non era un medico, come sia potuto succedere. La condotta di questa persona ha rovinato la vita a nostro figlio. Vogliamo giustizia». È arrabbiato e amareggiato il papà del bambino che un anno fa è stato al centro di una contestata procedura di parto naturale voluta con forza dal sedicente “dottor” Stampini. Il bimbo porta i segni di quello che è successo.

«Mi è stato detto da esperti – spiega il papà – che non ci sono lesioni cerebrali. Ma il terrore è tanto: questo tipo di lesione al piccolo potrà essere verificata con certezza solo quando avrà due o tre anni di vita. Nel frattempo nostro figlio ha dei problemi di movimento delle braccia, anche se ora può deglutire autonomamente». La famiglia del bambino si domanda come mai nessuno abbia mai controllato i titoli di quel dottore prima di farlo lavorare in un ospedale in un settore delicatissimo com’è quello dei parti.

«Ora ci siano affidati – spiega il papà del bambino – ad un avvocato e siamo decisi ad andare fino in fondo a questa storia. Chi ha sbagliato deve pagare, sia Stampini sia chi non ha controllato chi fosse». L’avvocato della famiglia Roberta Sorrentino, aspetta la conclusione delle indagini da parte della magistratura. «Lasciamo che la magistratura compia il suo corso. Poi cercheremo di capire, di fronte a tutti i nuovi elementi che sono emersi, come agire per tutelare il bambino e la famiglia colpiti da una vicenda così grave».

Sul fatto interviene anche il sindaco di Camponogara Giampietro Menin. «Abbiamo dato fin dall’inizio la nostra disponibilità - dice Menin - a questa famiglia. Si tratta di persone umili ed orgogliose che però a causa della condotta di questa persona avranno un grave problema di salute del loro figlio da affrontare nei prossimi anni. Mi chiedo ma perché le Asl compresa l’Asl 13 non verificano i titoli di queste persone prima di farli lavorare con la salute di altri esseri umani? Parliamo sempre di casi che possono capitare al sud Italia, ma questo dimostra che è proprio il sistema Italia a non funzionare». Da parte dell’Asl 13, invece, sulla vicenda non arriva alcun commento visti i delicatissimi sviluppi che stanno emergendo dall’inchiesta giudiziaria.

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