Cento pazienti difendono il cardiologo sotto accusa

San Donà. Una raccolta firme dopo il rinvio a giudizio per truffa e peculato «Ha eseguito delle ecografie senza far pagare il ticket solo per darci un aiuto»

Più di cento pazienti del dottor Andrea Morrone si stringono oggi più che mai attorno al noto cardiologo, rinviato a giudizio e accusato di truffa e peculato: «È una brava persona e un grande medico».

Un episodio del tutto inedito che se non altro testimonia la fiducia incondizionata dei pazienti dopo tanta assistenza ricevuta. Loro non vogliono sindacare sulle decisioni assunte dalla magistratura e l’analisi degli atti giudiziari, ma almeno invitare a riflettere su uno di quei tanti medici, e si spera siano sempre di più, che hanno a cuore la vita e la salute, fisica e psichica, dei loro pazienti. Un medico che dà il numero del suo cellulare a tutti, sempre pronto a rispondere, a risolvere problemi, placare ansie. Un atteggiamento desueto, oggi che la sanità è sempre più impersonale, che evidentemente ha dato fastidio a qualcuno, visto che il dottor Morrone, altre volte è stato il bersaglio di critiche e attacchi anche feroci. Il cardiologo dell’ospedale di SanDonà, residente a Treviso, dovrà difendersi il 4 febbraio, giorno in cui è stata fissata l’udienza, dalle accuse di peculato e truffa aggravata per la sua attività privata. Stando alle accuse avrebbe utilizzato macchinari del nosocomio a favore dei suoi pazienti, in particolare avrebbe eseguito diverse ecografie al cuore senza versare alle casse dell’azienda sanitaria il corrispettivo per l’esame eseguito. I pazienti però lo difendono e in pochi giorni hanno già raccolto più di 100 firme a suo sostegno per lo meno morale. «Siamo amareggiati e sorpresi», spiegano, «dopo che dal dottor Morrone abbiamo avuto sempre tanta comprensione e disponibilità assoluta. Ci ha sempre dato un grande supporto morale nel superare diagnosi a volte difficili da accettare. Sarà pur vero che lui abbia utilizzato dei macchinari della struttura sanitaria, ma certo non per lucro personale. Lo ha fatto, quando lo ha fatto, per noi, per velocizzare i tempi, per aiutarci a conoscere i nostri problemi di salute per tempo evitando la burocrazia che a volte è impietosa nei tempi, Mai, e ripetiamo mai, ha chiesto di essere pagato. La sua disponibilità ad ascoltare il paziente anche dopo l’orario ambulatoriale è proverbiale. Sempre pronto a consigliare, ad aiutarci a superare crisi psichiche e di ansia. Per noi tutti è un esempio di come un medico dovrebbe essere».

«La valutazione», si chiedono, «può essere clemente? Siamo persone di età che varia dai 50 ai 92 anni, tanti pazienti con patologie diverse tra loro, ma che sanno bene come opera questo medico. Ci chiediamo se anche la nostra posizione possa avere un peso nel giudizio della magistratura».

Giovanni Cagnassi

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