«Vendere quadri? Contrario alla storia»

Felice Casson attacca il sindaco: «Operazione sbagliata anche dal punto di vista economico». Ma Brugnaro tira dritto

«Vendere i quadri dei musei? È la negazione della storia culturale di Venezia. Oltretutto una stupidaggine anche dal punto di vista economico: investendo in cultura e tenendoci il nostro patrimonio i quadri rendono venti volte tanto». Rompe un lungo silenzio Felice Casson, senatore del Pd sconfitto da Brugnaro alle elezioni di giugno. E attacca il sindaco sull’ultima proposta che ha fatto il giro d’Italia e sollevato polemiche: vendere Klimt e Chagall per risanare i debiti del Comune».

«È una cosa inutile, tra poco saremmo di nuovo punto e a capo», dice Casson, «Brugnaro si è fermato alla campagna elettorale. Anzi è regredito, non fa più nemmeno proposte concrete. In campagna elettorale criticava il centrosinistra che chiedeva l’elemosina a Roma. In realtà è lui che chiede l’elemosina e lancia solo slogan. Ma non ha prodotto un piano credibile di rientro dal debito, né proposte operative per uscire da questa crisi. Con i piagnistei non si ottiene nulla, perché soldi da dare a pioggia non ce ne sono più. Al governo bisogna sottoporre un piano concreto. Io le idee le ho, ne ho anche parlato a Roma con il sottosegretario Baretta e altri esponenti di tutti i partiti. Ma dall’amministrazione non arriva nulla». Quanto ai quadri, Casson insiste: «Dalla presenza delle opere d’arte si possono ricavare proventi, iniziative che portino denari. Altro che vendere». Quanto al bilancio dei primi cento giorni e alle «tante cose realizzate» illustrate sabato a Mestre da Brugnaro, Casson sorride. «La dimostrazione che non hanno fatto nulla è l’assenza di atti amministrativi. In due mesi hanno convocato due Consigli comunali. Non bastano le chiacchiere e la burocrazia per amministrare la città».

Brugnaro da parte sua tira dritto. Ha spiegato che lui andrà avanti. E che «dove gli mettono i paletti lui schiaccerà i paletti». «Piuttosto di morire guardando un quadro vendo un quadro», ha detto ai suoi sostenitori tra gli applausi, «devo mettere a posto le scuole, star vicino alle persone che soffrono». Ieri di fronte alla nuova valanga di critiche ha affidato la sua risposta a un tweet: «Grazie a tutte le persone che danno una mano alla Città in molti modi. Qualcuno invece insiste nel dimostrarsi poca roba. Pazienza».

«Lo trovo un fatto straordinariamente positivo», commenta sulla vendita dei quadri il sottosegretario di Scelta civica Enrico Zanetti, che in campagna elettorale ha sostenuto Brugnaro. Simone Venturini, superassessore della giunta: «Quanti dei veneziani che ora strillano contro la presunta vendita dei quadri sapevano dell’esistenza di Klimt a Venezia?». Marco Gasparinetti, del comitato 25 aprile è sarcastico: «Dopo i libri gender e le foto di Berengo Gardin saranno vietati anche i quadri di Picasson, colpevoli di parentela linguistica con Casson».

Ma il sindaco tira dritto. Sabato ha incassato il plauso del suo pubblico, in una Santa Maria delle Grazie stipata da 2-300 persone. E in settimana perfezionerà la sua proposta, che intende sottoporre anche al giudizio del premier Renzi, atteso venerdì in laguna per il vertice dei ministri europei sui cambiamenti climatici. La richiesta al governo è quella di garantire finanziamenti per la città e cambiare le regole del Patto di Stabilità. Non è cambiato nulla dagli ultimi anni. Salvo che il buco di bilancio è peggiorato.

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