«Mose inutile se il mare si alza di 80 cm»

Dossier di Ambiente Venezia in vista del vertice con Renzi a palazzo Ducale. Ieri le audizioni del Tribunale dei popoli

«In caso di innalzamento dei livelli del mare, il Mose non sarà in grado di difendere Venezia e la laguna». Lo sostengono gli esperti di «Ambiente Venezia», associazione ambientalista che ha pubblicato un nuovo studio sulla questione del Climate change. Tema di grande attualità, che sarà discusso venerdì 16 ottobre a palazzo Ducale nel corso della riunione dei ministri degli esteri europei convocati dall’Onu, alla presenza del premier Matteo Renzi.

Ricette per contrastare un fenomeno che ormai gli scienziati danno per certo, e che secondo le ultime stime dell’Ipcc potrebbe raggiungere gli 80 centimetri entro il 2100. Ottanta centimetri significa che in laguna l’acqua alta arriverebbe quasi ogni giorno, e le dighe mobili dovrebbero essere chiuse troppo spesso.

Nel dossier elaborato dall’associazione si ricordano le stime contenute in una relazione del Corila datata 1999, quando l’aumento del livello del mare era previsto in soli 22 centimetri. «Proiezioni sbagliate e soprattutto un presupposto errato su cui è stato costruito il Mose», dice il portavoce Luciano Mazzolin.

E ieri per tutta la giornata nell’Aula magna del liceo artistico Guggenheim ai Carmini c’è stata l’attesa audizione del tribunale Permanente dei popoli. Presente il segretario generale Gianni Tognoni. «La partecipazione è la garanzia fondamentale dei diritti dei cittadini», ha detto. L’esposto al Tribunale, fondato alla fine anni Settanta dal senatore Lelio Basso, era stato presentato dall’associazione Ambiente Venezia. Interventi ieri registrati e trasmessi agli atti. «Vogliamo alzare il velo su trent’anni di salvaguardia», ha detto Stefano Micheletti.

Al microfono si sono alternati protagonisti della storia veneziana recente sul fronte salvaguardia. Come Armando Danella, per anni responsabile dell’Ufficio Legge Speciale del Comune. «Occorre una verifica del progetto Mose da un punto di vista tecnico», ha detto al Tribunale, «le criticità messe in luce dallo studio di Principia nel 2009 non sono mai state affrontate». «Non solo un caso di ordinaria corruzione», secondo il senatore Felice Casson, che ha ricordato la «zona grigia» e gli episodi ancora poco chiari della storia del Mose. Andreina Zitelli, Stefano Boato e Carlo Giacomini hanno ripercorso la storia della grande opera, le forzature che commissioni e gruppi di lavoro hanno in qualche caso attuato per farla approvare nei momenti «critici». Vincenzo Di Tella ha illustrato la sua alternativa delle paratoie a gravità, che il Comune a guida Cacciari aveva scelto come progetto più economico e meno impattante. «Ma il governo Prodi l’aveva bocciata, pur senza valutarla a fondo», dice, «e in tanti hanno detto il falso». Tommaso Cacciari, Cristiano Gasparetto, Luciano Mazzolin e Mattia Donadel hanno ricordato le iniziative contro la grande opera portate avanti al Tar, alla Procura con la petizione al Parlamento europeo che aveva raccolto qualche anno fa 13.500 firme.

Infine, sulla funzione della stampa, la grande opera e la corruzione sono stati sentiti i giornalisti Silvio Testa – ex cronista del Gazzettino, oggi portavoce del comitato No Grandi Navi, Alberto Vitucci della Nuova Venezia, Gianluca Anadori del Gazzettino. «Una giornata importante», ha concluso Mazzolin, «abbiamo consegnato al tribunale documenti, dossier e cd. Speriamo che su questa vicenda si faccia finalmente luce».(a.v.)

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