«I Boscarato hanno aggiustato il bilancio con falsi documenti»

Il fallimento del 2010 della società Cap srl che gestiva la trattoria “dall’Amelia”. Il perito nominato dal Tribunale inchioda i due fratelli: «Già nel 2007 non erano in grado di far fronte ai loro debiti»

Per il perito nominato dal Tribunale presieduto da Savina Caruso, la società Cap srl che gestiva lo storico ristorante mestrino “dall’Amelia” e che faceva capo ai fratelli Boscarato, Diego e Marco (figli del fondatore Dino), già nel 2007 era insolvente. La commercialista veneziana Federica Candiotto era stata nominata a sorpresa e chiamata dai giudici per leggere i bilanci della società dopo che il rappresentante dell’accusa aveva già chiesto la condanna a due anni ciascuno per i fratelli Boscarato per bancarotta preferenziale e i difensori, invece, si erano battuti per la loro assoluzione.

Il perito, dal banco dei testimoni e incalzato dalle domande del pubblico ministero Stefano Ancilotto, ha spiegato non solo che già nel 2007 la società non era in grado di far fronte ai propri debiti, ma ha aggiunto che i soci (i due imputati) hanno sistemato il bilancio aggiungendo dei falsi in modo da coprire le perdite sulla carta. Ad esempio hanno certificato un aumento di capitale di 500 mila euro, mentre era stato semplicemente di 179 mila, così in quell’anno l’utile non è stato di 50 mila euro, ma si era verificato un passivo di 309 mila euro. Inoltre la dottoressa Candiotto ha sostenuto che con le loro azioni, tra i quali prelievi dal conto corrente, i fratelli Boscarato avrebbero incrementato il passivo di oltre 500 mila euro.

I difensori, gli avvocati Paola Bosio e Tito Bortolato, hanno chiesto di poter far testimoniare il loro consulente tecnico, ma il Tribunale ha respinto la richiesta, anche perché, come quello dell’accusa, era stato sentito in una precedente udienza. Poi il processo è stato rinviato: nella prossima udienza torneranno a presentare le loro richieste il rappresentante della Procura, l’avvocato Simone Zancani per il curatore fallimentare e i due difensori.

La società Cap oltre all’Amelia gestiva anche Vida Nova di piazzale Candiani. Nella requisitoria, il pm aveva sostenuto che già nel 2007 il bilancio era in dissesto di almeno 300 mila euro, ma i due fratelli lo avrebbero falsificato sostenendo di aver immesso 500 mila euro, in realtà mai entrati. Nel 2008, poi, due anni prima del fallimento, le perdite della società erano già salite a 972 mila euro e, nonostante l'enorme passivo, i fratelli Boscarato non avrebbero chiesto il fallimento, aggravando il dissesto della Cap srl che in seguito - aveva spiegato il curatore fallimentare Massimo Da Re - aveva raggiunto il milione e 600 mila euro. Marco e Diego, inoltre, poco prima della dichiarazione di fallimento da parte del Tribunale civile di Venezia, avrebbero prelevato dai conti dell'azienda 133 mila euro. Infine, sempre poco prima dell'aprile 2010, avrebbero effettuato pagamenti per 73 mila euro a favore della madre Mara e di uno di loro, Marco, sottraendo in questo modo risorse ai creditori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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