Caso Teso, condannata Francesca Zaccariotto

L’ex presidente della Provincia dovrà pagare 50 mila euro per la nomina di un segretario senza i necessari requisiti

VENEZIA. La Corte dei conti veneta ha condannato Francesca Zaccariotto, attuale assessore ai Lavori pubblici del sindaco Brugnaro, a risarcire alla Provincia (ora Città metropolitana di Venezia) 50 mila euro per aver assunto come suo segretario particolare - dal 2010 al 2014, quando era presidente della Provincia - Ornello Teso. E, colpo di scena, nella sentenza i giudici contabili affermano che «ruolo indubbiamente rilevante nella causazione del danno» è stato rivestito anche dall’allora direttore generale dell’amministrazione provinciale Giuseppe Panassidi, ma nei suoi confronti non è mai stata aperta alcuna azione risarcitoria e quindi è rimasto fuori dal processo contabile. Accolta invece la tesi difensiva degli avvocati Alberto Borella, Maria Luisa Miazzi, Stefania Piovesan e Dimitri Girotto per quanto riguarda i loro assistiti: sono stati, infatti, assolti Alessio Bui e Giovanni Braga, dirigenti del settore risorse umane della Provincia in quei quattro anni, Tatiana Pesce e Federico Schiaoncin, funzionari della stessa amministrazione e responsabili del procedimento, e Ornello Teso.

Tutto era partito dall’esposto di un privato cittadino, il quale segnalava che Teso era stato nominato segretario particolare del presidente Zaccariotto pur essendo in possesso del solo titolo di studio di scuola media inferiore. A compiere le indagini i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria, coordinati dal pm contabile Chiara Imposimato. Dagli accertamenti risultava che poco dopo essere stata eletta la giunta provinciale, il 17 novembre 2010, aveva modificato il regolamento degli uffici e dei servizi, «consentendo così la costituzione di un ufficio di staff alle dirette dipendenze degli organi politici». Poco più di venti giorni dopo, la presidente aveva indicato quale suo segretario particolare, reclutato all’esterno della Provincia a differenza del resto del personale della segreteria, Teso. Al quale era stato firmato un contratto per 90 mila euro all’anno.

Stando alle accuse, contestate dal difensore della Zaccariotto avvocato Bruno Barel, l’inquadramento di Teso nella categoria professionale di dirigente, l’unica che poteva permettergli di mettersi in tasca quella cifra, sarebbe stato illegittimo perché non possedeva i requisiti necessari, ad esempio il diploma di laurea. «Avrebbe dovuto essere inquadrato nella categoria B-B1, con un compenso annuo lordo di 25 mila euro» si legge nella sentenza. Inoltre, la sua assunzione sarebbe stata effettuata all’esterno, «senza aver prioritariamente verificato la mancanza di professionalità interne». Il suo è stato «un trattamento economico decisamente sproporzionato», anche considerando le sue pregresse professionalità: era un semplice agente di commercio che però era stato assessore allo sport e pubblica istruzione a San Donà con la Zaccariotto sindaco.

L’ex presidente ha cercato di scaricare le proprie responsabilità sui funzionari della Provincia, mentre Panassidi, sentito come teste, ha spiegato che «la nomina di Teso è avvenuta ad esclusiva iniziativa del presidente della Provincia». Per la Corte, comunque, il direttore generale avrebbe dovuto essere sottoposto all’azione risarcitoria per essere stato l’ideatore e il proponente delle modifiche del regolamento provinciale e il materiale autore dello schema di contratto per Teso. «Le condotte di Bui, Braga, Pesce e Schiaoncin, invece, non hanno raggiunto quel livello di gravità della colpa richiesta quale soglia minima per integrare l’illecito amministrativo» e la Città metropolitana dovrà pagare loro le spese legali sostenute. Infine, Teso è stato «sostanzialmente estraneo ai fatti rilevanti rivestendo la posizione di mero destinatario dell’incarico conferitogli».

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