Ponte di Calatrava: crepe diffuse e strada recintata

Non c'è pace per l'opera sotto inchiesta alla Corte dei Conti. Il Comune si difende e tranquillizza. Agostini: «Non è un problema di tenuta, a saltare è la pavimentazione sopra una canaletta dell’acqua». Resta l’emergenza di pubblica incolumità, ma il municipio rimpalla i lavori urgenti a Grandi Stazioni

VENEZIA. Le crepe sono evidenti da mesi, ma negli ultimi tempi si sono ulteriormente allargate: la pavimentazione ai piedi del ponte della Costituzione, tra le colonne del piazzale Grandi Stazioni, sta letteralmente “saltando”. Così ai new jersey in plastica che da settimane impedivano il transito tra le colonne centrali, si sono aggiunte altre recinzioni ai lati, riducendo al minimo il varco per il passaggio delle 30 mila persone che ogni giorno transitano tra la stazione e il Ponte. Un problema di pubblica incolumità urgente legato al rischio che le persone inciampino e si facciano male, ma - assicurano in Comune - non di tenuta del ponte della Costituzione.

Semmai - si capisce da chi spiega, ma non vuole apparire - un problema di mancanza di soldi per la manutenzione e di competenza su chi debba pagare i conti, dal momento che la “faglia” è proprio sul delimitare dell’area pubblica e di quella privata di Grandi Stazioni. In pratica, non sarebbe stato a suo tempo rinforzato il raccordo tra il ponte (che esercita una spinta sulle rive) e il piazzale e ora la pavimentazione salta.

«Quelle crepe si sono create in corrispondenza di una canaletta di scarico dell’acqua, dove probabilmente era stato utilizzato del materiale non idoneo», osserva il comandante della polizia Municipale Marco Agostini, ex direttore generale del Comune, «il problema di pubblica incolumità che ha portato a recintare l’area è legato al rischio di inciampo, non alla tenuta del ponte, monitorato costantemente - l’ultima volta, 6 mesi fa - e da due anni non si muove: ci transitano 30 mila persone, lo lasceremmo aperto?». Questa volta il ponte è “innocente”, ma restano le polemiche attorno ad un’opera la cui manutenzione è molto cara - con i gradini in vetro “su misura” più volte in frantumi e sostituiti con lastre d’acciaio - e con la sua ovovia nata “morta”.

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