Marcia degli scalzi alla Mostra del Cinema, da Segre a Gassmann il cinema si mobilità per la solidarietà

La locandina della marcia

Sono già oltre 4 mila le adesioni al corteo in programma venerdì alle 17: tutti  in marcia a piedi scalzi per essere vicini all'umanità dei profughi in fuga

LIDO. Dalla parte degli uomini che sono costretti a mettere il proprio corpo in pericolo pur di raggiungere un luogo dove ricominciare a vivere. Continuano ad aumentare le adesioni per la manifestazione di venerdì 11 settembre, alle 17, lanciata dal regista veneziano Andrea Segre e intitolata la «Marcia delle donne e degli Uomini scalzi». Ieri il numero sulla pagina Facebook era salito a 4100 partecipanti: tra i primi firmatari personalità come Roberto Saviano, Marco Bellocchio, Marco Paolini, Jasmine Trinca, Sergio Staino, Lucia Annunziata e molti altri.

La marcia a piedi nudi, per provare sulla propria pelle cosa vuol dire quello che parte dell’umanità prova per migliaia di chilometri ogni giorno, partirà alle 17 dall’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta del Lido per raggiungere la Mostra del Cinema. «Chiediamo a tutti» ha detto Segre «di venire senza bandiera politica, affinché la manifestazione sia di tutti. La notizia che mi ha positivamente colpito è la partecipazione delle 62 città italiane, uno perché dà un peso nazionale all’iniziativa come ha riconosciuto Laura Boldrini. Poi perché conferma Venezia, ma non la ghettizza. È una marcia di cittadini come avverrà in altre città. Una volta raggiunta la Mostra del Cinema, abbiamo chiesto alla direzione che venga accolta ufficialmente una delegazione».

Il regista Andrea Segre tra i promotori della marcia (foto Candussi)

Alla manifestazione parteciperanno anche le associazioni che accompagneranno i rifugiati a Venezia e che provengono da Mestre, Marghera, Padova, Vicenza e Chioggia e altre che stanno aderendo. Per versare un contributo per le spese che dovranno sostenere «Associazione Upgrade», IT37Z0359901899050188529276, causale «sostegno marcia donneuominiscalzi».

Alessandro Gassmann

Alla manifestazione veneziana, alla quale potrebbero partecipare anche Marco Bellocchio e Ascanio Celestrini, promette che ci sarà anche Alessandro Gassmann. «Ciascuno fa la sua parte tutto serve per chiedere un'Europa unita, una regolamentazione comune se no cosa abbiamo insieme a parte l'euro?», dice in un'intervista all'Ansa, «L'Europa continua a dimostrarsi un'utopia - aggiunge - lo stesso pur generoso gesto della Merkel quando è arrivato? Quando i profughi li aveva alle porte, ai gridi di allarme italiani non hanno mai reagito». Eppure c'è la percezione che qualcosa ci stia svegliando e tutto a partire da una foto o meglio dalla scelta di pubblicarla. «La foto di Aylan è come quella di Kim Phuk, la bambina nuda che fuggiva dai bombardamenti al Napalm. È la foto-simbolo della guerra in Vietnam, fece scendere in strada gli americani. Il bambino di Kobane che sembra dormire come i nostri figli ma invece è morto, è la foto che ci ha dato la sveglia», prosegue. Accompagnato da Carlotta Sami, Gassmann è oggi a Venezia 72 con Torn - Strappati, il film documentario realizzato, da testimone dell'Unhcr in Giordania, in Libano, in Turchia per incontrare nei campi profughi i figli della diaspora siriana, scappati da un paese in guerra, un conflitto che ha già fatto 280 mila morti e 4 milioni di rifugiati, scappati da un paese millenario, culla di civiltà che oggi ha annientato le future generazioni. Il documentario è in onda su Sky Arte l'11 settembre alle 21,15 e in replica sabato e poi in futuro anche su una tv generalista, «ma si potrebbe far vedere anche nelle scuole». «Sono andato alla ricerca di artisti, musicisti, attori, registi che mi hanno raccontato quel che succede e il loro strazio. L'idea è quella di far vedere chi sono: non è buonismo che odio e fa danni ma secondo me quanto il razzismo di chi non nomino per non fare pubblicità, ma bisogna far capire di cosa stiamo parlando per non essere spaventati da persone che hanno perso tutto casa e lavoro non per loro volontà. Ecco Torn vuole essere questo, un piccolo film comprensibile per dire 'non abbiate paura, non arrivano i cattivi, bisogna prepararsi». Come è che ad un certo punto un attore, regista, uomo di spettacolo decide di rimboccarsi le maniche? «Ho fatto 50 anni, ho un figlio che sta crescendo in un mondo che non mi piace, mi incazzo e reagisco, magari provoco».

Ieri un segnale è arrivato anche da molti insegnanti dell’Istituto comprensivo Baseggio di Marghera: «Abbiamo sollecitato la partecipazione» ha detto il maestro Lorenzo Picuinio «perché nelle nostre classi vediamo ogni giorno la ricchezza dell’integrazione. Certo, richiede impegno per la lingua, ma per i bambini la convivenza con altri coetanei provenienti da altri Paesi dà un’apertura mentale unica. Imparano la geografia guardando le foto dei bambini stranieri, si divertono a scrivere qualche lettera nella loro lingua, per esempio in cinese, ascoltano racconti provenienti da luoghi che non conoscerebbero mai, ma soprattutto imparano a rispettarsi». I maestri ogni giorno sono infatti a contatto con la società del futuro, fatta da chi oggi chiede rifugio qui.

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