Brugnaro: "Mai il gay pride nella mia Venezia"

Il sindaco a ruota libera: manda a quel paese il sottosegretario al Turismo, dice sì alle grandi navi e promette: "Mai più un gay pride". Ma non tutta la maggioranza è d'accordo

VENEZIA. Omofobo? «Si figuri. Ho amici gay», ma quella del prossimo Gaypride a Venezia è «una buffonata, il massimo del kitsch. Vadano a farla a Milano oppure sotto casa sua». Così, intervistato da Repubblica, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che al sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni che chiede di arginare l'invasione dei turisti a San Marco risponde: «mi sono rotto le scatole dei Soloni, basta con le gente che parla senza conoscere».


 «Come si permette questa signora con i due cognomi, che certo non ha mai lavorato in miniera, di disquisire su dove devono passare o non passare le Grandi Navi? - spiega - Prima parli con me, con il sindaco di Venezia, e poi dica la sua! Noi, le navi bianche, le vogliamo, non passeranno più dalla Giudecca ma faranno un percorso diverso. Qui si tratta di salvare 5000 posti di lavoro! Non ce ne facciamo niente delle idee balzane del sottosegretario con i due cognomi. Attenti che porto tutti in piazza».

«Non sono un politico, penso trasversale - aggiunge -. Berlusconi può essere ancora di stimolo. Io dico che ci vogliono tutte le intelligenze migliori per risollevare questo Paese. Obiettivo: tornare a crescere e creare lavoro. Non facciamo riforme da trent'anni. Adesso c'è un ragazzo che cerca di farle. Io tifo Renzi, tifo perché ci riesca». Elton John? «È un arrogante che da tre anni non mette piede a Venezia. Se permette, ai nostri figli ci pensano i genitori. La famiglia con due donne e il bambinetto è innaturale». Quanto all'immigrazione Brugnara dice che «bisogna distinguere, trovare soluzioni umane ma soprattutto pensare a noi, all'Italia, convincere i nostri giovani in fuga, a credere ancora nel Paese».


Venezia invece ha bisogno di soldi: «siamo fuori di 62 milioni di euro dal patto di stabilità e ci conteggiano ancora gli introiti nulli del Casino. È una città in mutande, è il momento di tirare fuori gli attributi».

Da parte sua Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario del ministero ai Beni culturali e turismo, si dice dispiaciuta che il sindacoBrugnaro,  «abbia ritenuto non di rispondere nel merito degli argomenti sollevati nei miei interventi ma di ricorrere all'insulto personale» riguardo alle questioni legate ai flussi turistici nella città lagunare. «Avevo denunciato da tempo, soprattutto in previsione di Expo - rileva -, il problema dei flussi turistici e di una gestione che fosse adatta alla città di Venezia, alla sua fragilità e alla sua dimensione, e che tenesse in considerazione la vita dei residenti. Allora la città non aveva un amministrazione ed era travolta dai problemi: oggi ce l'ha. Peccato che invece di scegliere un confronto costruttivo si sia scelto di non rispondere, e che il Sindaco abbia ritenuto giusto denigrare chi nel mondo ama Venezia e ne ha a cuore la sorte». «Venezia - sottolinea - è un patrimonio mondiale e l'afflusso turistico incontrollato e giornaliero è devastante e non porta sviluppo né occupazione. Questa è oggi la realtà, e la risposta di un Sindaco non può essere solo quella di ribadire la decisione di un nuovo scavo nella laguna per un canale abbastanza largo per far passare le grandi navi». In un tweet la sottosegretario ha definito gli insulti di Brugnaro delle vere e proprie "stelle al merito". Aggiungendo poi: "Venezia merita risposte, non polemiche".

Ma l'uscita del sindaco apre un problema all'interno della sua stessa coalizione. Il capogruppo della sua lista in Consiglio comunale, Maurizio Crovato, ha avuto parole di apertura all'idea del piano del governo ipotizzato dalla sottosegretario Borletti Buitoni, proprio mentre il sindaco chiudeva la porta in faccia al governo e ai progetti per Venezia.

 

Il divieto anticipato alle manifestazioni per i diritti civili degli omosessuali (i gay pride) ha ovviamente provocato la risposta delle organizzazioni per i diritti civili a livelli nazionale: Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, in una nota lancia lancia la proposta che “il gay Pride 2016 si svolga proprio in laguna dopo che il sindaco Luigi Brugnaro ha dichiarato che non autorizzerà mai un Pride nel capoluogo lagunare”.
«Il Pride del 2016 - rileva Marrazzo - non può che tenersi a Venezia. Brugnaro ne vuole fare il simbolo dei città off limits per i diritti civili lgbt. Serve una risposta. Non si può accettare una così evidente discriminazione. Tutti a Venezia per un Pride nazionale che affermi visibilità e diritti».


 

 

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