Venezia, chiusi i due alimentaristi della Frezzeria

Le botteghe sopraffatte dalle griffe della moda. D’Elia: «Non ci sono più vincoli, tessuto commerciale stravolto»

VENEZIA. Nemmeno si fossero messi d’accordo: uno dopo l’altro, nel giro di qualche settimana, i due alimentaristi della Frezzeria hanno abbassato per sempre la saracinesca. Un contratto d’affitto non rinnovato, in un caso, e la stanchezza generazionale, nell’altro, hanno tolto l’ultima stilla di linfa veneziana alla calle dietro Piazza San Marco che sta vivendo una radicale trasformazione sotto il cono di luce del vicino store di Zara, nell’ex Pilsen, che aprirà in autunno.

Il primo a chiudere è stato Baldan, storicissimo luganegher, famoso per il prosciutto più dolce quanto per le carni più tenere. Finchè ha potuto, Baldan si è adeguato ai tempi, al passaggio sempre più massiccio di turisti e alle esigenze sempre più ridotte dei veneziani. A ruota ha seguito la bottega di alimentari dei fratelli Migoto, vicina al sotoportego Contarina. Paolo e Alessandro (il terzo fratello, Luciano, era scomparso l’anno scorso) si sono congedati dai loro clienti «con il cuore e con le lacrime agli occhi» affidando il messaggio a un cartello affisso sulla porta.

La Frezzeria, ma anche - a cascata - via XXII Marzo, San Moisè, calle Vallaresso, Bacino Orseolo, la zona della Fenice e via via fino a San Maurizio, sono rimasti così senza formaggio, latte e pane. «È la conseguenza del mancato blocco della trasformazioni d'uso dei negozi e delle abitazioni - spiega l’avvocato Mario d’Elia, che aveva lo studio a pochi metri dalla Frezzeria ma, l’anno scorso, ha dovuto trasferirsi in Corte Coppo per lasciare campo libero al nuovo palazzo di Prada - se ci fosse stato un vincolo, chiuso un alimentarista ne avrebbe aperto un altro».

Invece, chiusi due alimentaristi, apriranno due boutique, secondo il nuovo destino della calle che, dopo aver visto andarsene il fiorista, il macellaio, il giornalaio, il panettiere, e dopo essere stata fagocitata nell’ultimo lustro da negozi di vetri e cinesi, ora si appresta a entrare in una terza vita fatta sostanzialmente di moda.

Zegna, Agnona, ma anche le borse V73 e Fendi avevano visto giusto quando, non curandosi delle borse in simil-pelle dei vicini, hanno illuminato le loro vetrine in Frezzeria. L’apertura di Zara in bacino Orseolo (ma che avrà un ingresso anche in Frezzeria) sta infatti trasformando la calle in un’altra piccola via XXII Marzo dalla quale, anche per via degli affitti che stanno schizzando alle stelle, i negozi di cinesi e di souvenir saranno fatti fuori da un’altra infornata di medie e grandi firme.

«È lo stravolgimento del tessuto commerciale, le boutique possono offire migliaia di euro al mese mentre gli altri non ce la fanno - dice ancora d’Elia - Così una zona viva come questa, che aveva tutto, ora sta diventando invivibile soprattutto per gli che hanno a disposizione quindici negozi di orologi di lusso e nemmeno una bottega dove comprare il pane».

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