Fontego, tram e approdi. Quegli interventi che dividono

Non c'è solo il «cubo» di Santa Chiara. Sono diversi negli ultimi anni gli interventi di nuova architettura autorizzati e spesso strettamente seguiti dalla Soprintendenza veneziana che hanno suscitato aspre critiche

VENEZIA. Non solo «cubo». Sono diversi negli ultimi anni gli interventi di nuova architettura autorizzati e spesso strettamente seguiti dalla Soprintendenza veneziana che hanno suscitato aspre critiche in città, proprio per il loro impatto rispetto al contesto della città storica. Il più contestato è discusso - oggetto di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato per cercare, senza successo, di bloccarlo da parte di Italia Nostra - è stato certamente quello della ristrutturazione del Fontego dei Tedeschi destinato a trasformarsi nel giro di un anno in un grande magazzino del lusso dei francesi del gruppo Dfs.

Sotto accusa rispetto all’intervento curato dall’architetto Rem Koolhaas, la terrazza panoramica prevista sul tetto del cinquecentesco edificio, il nuovo piano ricavato sotto il lucernario e il grande «foro» che sarà ricavato nella muratore del Fontego per segnalare la presenza delle nuove scale mobili.

Non piace praticamente a nessuno anche la nuova pensilina nera dal tram, dalla grande forma rettangolare, anch’essa autorizzata dalla Soprintendenza «in sintonia» cromatica e formale con la vicina Cittadella della Giustizia. Non eliminabile, perché - come spiego il subcommissario Manno - si configurerebbe un danno erariale, visto che è stata regolarmente autorizzata.

Ma in molti non hanno mai digerito anche i nuovi mega approdi «aeroportuali» Actv - come quelli di San Marco, della Pietà e del Lido - anch’essi autorizzati dalla Soprintendenza. Fioccano le proteste in particolare al Lido perché il mega approdo ha completamento cambiato la visuale dell’isola, sia per chi vi arriva, sia per chi vi parte, proprio per le caratteristiche molto impattanti dell’intervento architettonico. Polemiche che ora tornano anche per il «cubo» dell’hotel Santa Chiara, anch’esso progettato - come ha spiegato il proprietario Elio Dazzo - seguendo rigorosamente le indicazioni date dalla Soprintendenza.

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