«Ci serve un grande luogo di culto»

È la richiesta della comunità islamica. Appello a Brugnaro: «Sia il sindaco di tutti e ci venga a trovare». Invito a Moraglia

Colorati, vestiti con gli abiti della festa, il tappetino per la preghiera sotto il braccio, miglia di musulmani ieri mattina sin dalle prime ore del mattino hanno invaso le vie della città per recarsi a celebrare la Eid Al Fitr, la Festa di Fine Ramadan, nei luoghi prestabiliti per il culto.

Catene. A Marghera, nel parco di Catene, sono convenuti in 1.500 di trenta etnie diverse. Massima organizzazione nonostante il caldo. In vendita libri sacri, oli balsamici, banchetti per rifocillarsi dopo la preghiera e leccornie tipiche. Ginocchia a terra, i fedeli di Allah hanno ascoltato le omelie degli imam, Hamad Al Mahamed, il capo spirituale della Comunità Islamica di Venezia e Provincia e Rafiq Ul Islam, originario del Bangadesh, venuto in supporto. Preghiere in quattro lingue: italiano, arabo, urdu e bengalese. In mezzo all’erba, in prima fila il presidente, Mohamed Amin Al Ahdab, il vicepresidente, Omar al Hnati e ancora Bah Abdallah. Il presidente della comunità è tornato su un argomento caldo: «Ogni anno celebriamo due feste così grandi, come la fine del Ramadan e il Sacrificio, sotto il sole cocente o con l’erba bagnata. I credenti musulmani nei vari centri della città sono migliaia, perché non avere un posto fisso dove pregare tutti assieme? Chiediamo di poter individuare un unico luogo di culto che dia una bella immagine della città e di una comunità unita e organizzata».

L’imam Hamad ha lanciato un messaggio di pace: «L’Islam ha abbattuto i confini, ha unito fedeli di colore razza e provenienza diverse, tanto che Malcolm X quando si è recato alla Mecca ha visto per la prima volta comunità di tantissime nazionalità unite. Ci piacerebbe che anche qui si replicasse quanto fanno Obama e la Merkel, che portano gli auguri alla comunità in occasione di ricorrenze come questa e invitano i musulmani a rompere il digiuno assieme, un bell'esempio da seguire, qui non accade».

La comunità chiede con forza un segno di riconoscimento. «Siamo in tanti», ha aggiunto il presidente, «non vogliamo essere invisibili, facciamo parte del tessuto sociale, per questo invitiamo ufficialmente il sindaco Luigi Brugnaro e il Patriarca Moraglia a venire a visitarci per la festa del Sacrificio tra poco, nella moschea di via Monzani». Aggiunge: «Come leader Brugnaro deve far capire che è sindaco di tutta la città allargata, di tutti i cittadini e di tutte le religioni». Poi ritorna sulle elezioni: «Noi abbiamo appoggiato entrambi i candidati, Casson e Brugnaro, ma nel segreto delle urne non si può vedere».

Bengalesi. La comunità bengalese di via Paolucci alla Cita, ha pregato nella palestra ex Edison, in via Mameli. I bengalesi del centro si sono divisi tra via Fogazzaro, dove sono stati fatti i turni e via Costa. Entrambi i locali troppo piccoli per ospitare tutti i fedeli, molti dei quali hanno atteso in strada, o si sono stretti all’interno delle sedi. Kamrul Syed, con tanto di giacca arancio fluo per farsi riconoscere, controllava il traffico assieme ad alcuni collaboratori in via Fogazzaro, ma in tanti continuavano ad arrivare per la preghiera comunitaria.

Quarto d’Altino. Grande festa anche a Quarto, nel capannone affittato dalla comunità musulmana nella zona industriale diventato sede del Centro culturale.

A fare gli onori di casa il presidente Mohamed Amrani, di origine marocchina, cittadino italiano da anni. Circa duecento i fedeli riuniti. Tra gli invitati il sindaco, Silvia Conte e il parroco don Gianpiero Lauro, che hanno partecipato alla celebrazione.

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