Burocrazia contro turismo Museo archeologico chiuso

Altino, è la parte vecchia. Il polo di storia romana inaugurato è già “azzoppato” Competenze divise tra enti: niente personale anche per i mosaici esterni

ALTINO. L’Altino romana è tornata alla luce con l’apertura lo scorso 4 luglio del nuovo Museo Archeologico, ma la vecchia sede e le aree attigue esterne, sono chiuse. Il complesso architettonico su un’area demaniale in località “La Fornace” acquistata nel 1984 è basato sue due casoni agricoli ristrutturati e su tre nuovi corpi di fabbrica, progetto elaborato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto. Adesso sono aperti il piano terra e il primo piano, con le sezioni dedicate alla preistoria e alla protostoria e quelle dedicate alla romanizzazione e alla città romana nelle sue varie sfaccettature: una grande quantità di materiale mai esposto, custodito nei magazzini del vecchio museo in attesa di allestire il secondo piano dell’ex Risiera. In questo momento però, una parte, la vecchia, non è visitabile. Con la legge Franceschini le aree archeologiche e il vecchio museo fanno capo alla Sovrintendenza, il nuovo dipende dal Polo museale.

«Aprendo il nuovo museo», fa sapere la direttrice del Museo Archeologico di Altino, Mariolina Gamba, «le competenze si sono diversificate, così il personale. L’area archeologica e il vecchio museo sono di competenza della Soprintendenza che si renderà disponibile a trovare soluzioni di accordi con il Polo museale per valorizzare le aree e tutto il sito. Per ora in attuazione della riforma Franceschini le cose stanno così. Tra l’altro il materiale dal vecchio dovrà venire spostato appena si completeranno i lavori». Le aree per ora sono chiuse finché la Soprintendenza non metterà del personale e non troverà la quadra con il Polo museale. Non è cattiva volontà ma conseguenza della riforma».

«Chiaro che è una fase di transizione», spiega il sindaco di Quarto, Silvia Conte, «sia per aspetti legati alla nuova legge Franceschini, che per la riorganizzazione del nuovo sito, auspico che presto i soggetti competenti trovino una modalità organizzativa che permetta la visita di entrambe le aree all’interno patrimonio, siti di un valore tale che è impensabile che non siano fruibili, ma sono sicura che quanto prima questi aspetti verranno chiariti e superati». E ancora: «Le aree esterne e i mosaici non vanno chiusi, spero che si possano aprire su richiesta quanto meno, scriverò a chi di competenza, confido che ci troveremo attorno a un tavolo per ragionare su come collaborare nell’interesse della valorizzazione sito».

Marta Artico

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