Favaro, operaio cade da sette metri e muore

Nel riquadro Giuseppe Scaramuzza e, nella foto, la sua compagna Milena in lacrime

Giuseppe Scaramuzza aveva 56 anni e abitava a Tessera: lavorava in nero per una ditta di Marghera sostenere la famiglia

FAVARO.  Un volo di sette metri da una scala mentre ripuliva le piastrelle esterne di un condominio di via Claudia a Favaro. È morto così Giuseppe Scaramuzza, 56 anni, residente in via Vecchio Hangar a Tessera con la compagna romena Milena, che ieri pomeriggio lo ha chiamato inutilmente al cellulare per ore finché, in preda a uno strano presentimento, non si è fatta accompagnare da un vicino nel luogo dove immaginava fosse l’uomo.

L’incidente si è verificato ieri tra le 14 e le 15.40. A ritrovare il corpo esanime dell’operaio una condòmina che usciva di casa assieme con il marito. Ma per lui oramai, non c’era più nulla da fare. Giaceva a terra, nella corte interna di uno degli appartamenti, senza casco né imbragatura. Immediata la chiamata agli operatori del Suem 118, che non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Sul posto lo Spisal dell’Asl per gli accertamenti legati all’infortunio mortale, il comandante dei carabinieri di Favaro, Antonio Serafino, il maresciallo Fabio Ricco, a capo del Nucleo dei carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro, che sta sciogliendo alcuni nodi poco chiari della vicenda.

L’uomo lavorava per una società di servizi, la Mediterranea Srl di Marghera. Da una prima ricostruzione dei militari sembrerebbe che il lavoratore non fosse regolare, ma impiegato in nero dalla ditta da due mesi circa. L’attività è stata sospesa da parte dell’Ispettorato, sono stati eseguiti alcuni verbali, comminate sanzioni amministrative e una multa di ottomila euro per irregolarità di vario genere. Nello spiazzo fuori dal condominio ieri pomeriggio, la Ford grigia di Scaramuzza, chiusa. All’interno alcuni strumenti di lavoro.

La compagna è arrivata sul posto poco dopo le 18, portata in auto da un vicino di casa al quale aveva confidato di essere molto preoccupata, perché il convivente di solito le rispondeva sempre e non mancava mai di dirle quando tornava. Giunta al civico 11 di via Claudia, ha visto le forze dell’ordine e ha capito senza bisogno che glielo dicessero che qualche cosa di grave era accaduto proprio a lui. «Non mi rispondeva», racconta tra le lacrime la compagna, «lo chiamavo dalle 14. Era uscito in auto poco dopo l’una, ma era nervoso, non aveva voluto pranzare, ero in agitazione perché questi giorni era spesso stanco, sentivo che qualche cosa non andava». Da cinque anni vivevano insieme e lui, che era esperto di tetti e grondaie, lavorava come poteva per mantenere la famiglia. In questi giorni aveva terminato un lavoro proprio in quel condominio, il ponteggio, secondo i vicini, era stato smontato il giorno prima, i lavori ultimati. Ieri stando al racconto della compagna – anche se la ricostruzione è in corso di verifica – si era portato la scala da casa per effettuare alcune rifiniture, forse spolverare le mattonelle, per questo era salito tanto in alto. «Non mi rimane nessuno», ripete la donna ancora sotto choc, «solo il suo amato setter Dick e i pulcini, ho perso lui, tutto. Lo sapevo che qualche cosa non andava, me lo sentivo». Poco dopo è giunto in via Claudia anche il fratello dell’uomo, Stefano, avvertito dalla compagna. La scala dalla quale è caduto è stata posta sotto sequestro e portata via da una ditta esterna. I vicini sono stati fatti attendere fuori di casa. Starà al magistrato di turno decidere se eseguire l’autopsia sul suo corpo.

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