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Detenute e agenti insieme in passerella

Al carcere femminile la sfilata degli abiti realizzati dalla ristrette, a conclusione del progetto Free.it

di Roberta De Rossi
2 minuti di lettura

In passerella, abiti dalle linee essenziali ed eleganti, gonne ampie, bustini aderenti, cuciti con le stoffe preziose di Rubelli, Fortuny e Bevilacqua. Ad indossarli, donne un po’ emozionate. Non una comune sfilata: il defilée si svolge, infatti, oltre le tante porte blindate del carcere femminile della Giudecca. In passerella, detenute e agenti penitenziarie, insieme alle giovani “Marie” del Carnevale: sono loro le modelle della sfilata - eccezionale per contesto e valore simbolico - della giornata conclusiva di Free.It, progetto europeo sulla formazione e il reinserimento lavorativo dei detenuti, che per due anni ha coinvolto undici partner di nove nazioni, che si sono scambiati esperienze, con il coinvolgimento di realtà istituzionali, istituti carcerari, imprese, associazioni.

Gli abiti che sfilano sono quelli realizzati dalle stesse detenute del carcere: vestiti, coprispalla, borse che sono da anni un “marchio” riconosciuto, in vendita al “Banco lotto n°10” di Castello. La sartoria è una delle attività simbolo della cooperativa sociale Il Cerchio, che ha organizzato questa giornata con Consulmare Sviluppo, partner tecnico del progetto, presentandola negli spazi della nuova foresteria da 43 letti e sala convegni realizzata dall’Asl 12 nell’ala del Rio del Pianto, all’ospedale civile.

Una realtà socio-economica consolidata, quella de Il Cerchio, partita nel 1998 e oggi con 3,2 milioni di fatturato (nel 2014), in crescita quest’anno anche grazie all’ampliamento della lavanderia industriale realizzata nello stesso carcere femminile, che da anni lava (tra gli altri) la biancheria dell’hotel Hilton e dell’Harry’s Bar. Ampliamento realizzato grazie ai fondi di Fondazione Venezia (che acquistò già le prime lavatrici) e Fondazione Vodafone. E poi i servizi di pulizia per le grandi aziende pubbliche, le aree verdi, ora anche Expo Aquae, la gestione e ristorazione degli impianti sportivi di Sacca San Biagio, la mensa per il personale della caserma Cornoldi e dell’hotel Cipriani, la ristorazione all’isola di San Servolo.

Da qualche mese, anche la Ciclofficina in via della Giustizia a Mestre, per il noleggio, acquisto, assemblaggio (per aziende) di bici anche elettriche e la gestione del bici-park. In questi 17 anni, per la cooperativa sono transitati 1200 lavoratori, 590 dei quali “svantaggiati”. Oggi i soci sono 155: 55 provenienti dal mondo carcerario, 20 ex detenuti, dieci ragazze madri con problemi di tossicodipendenza, 10 persone con invalidità e 12 volontari.

Tra loro, le detenute della sartoria, che negli anni ha collaborato anche con il teatro La Fenice. Una realtà unica, in Italia, quella del carcere femminile della Giudecca, diretto da Gabriella Straffi che ieri ha simbolicamente aperto le porte del carcere al “fuori”: qui opera anche la coop Rio Terà dei pensieri con l’Orto de le Meravegie, con una linea di prodotti cosmetici e le verdure. Tra contratti e borse di studio, la metà delle ottanta detenute della Giudecca lavora.

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