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Michelle Obama: "Lascio il cuore a Venezia"

Strappi al rigido protocollo: un giro notturno in motoscafo in Canal Grande e l'arrivo a piedi alla scaletta dell'aereo presidenziale. Piccola "rivincita" dopo che sabato era rimasta bloccata in hotel a causa della mancanza di segnale del satellite di sicurezza che segue ogni passo della "first family". Un gigantesco aereo da trasporto militare per il bagaglio

Mitia Chiarin e Manuela Pivato
6 minuti di lettura

VENEZIA. Il protocollo è rigidissimo e non ammette deroghe. O quasi. Perché Michelle Obama, la first ledy moglie del presidente degli Stati Uniti, nella sua visita a Venezia ne ha fatti almeno due. Il primo, sabato notte, dopo che la mancata convergenza di un satellite per la sicurezza della famiglia presidenziale l'aveva obbligata a starsene chiusa in albergo per metà del sabato pomeriggio: alla notte Michelle e le figlie hanno chiesto di potersi fare almeno un giro in Canal Grande, nella città animata per la "Art Night 2015". E così è stato. Un corteo presidenziale di barche, con ambulanza a seguito, le ha portate fino alla Peggy Guggenheim Collection, a San Vio, che è stata chiusa al pubblico alle 21.30. Michelle Obama e le figlie sono così riuscite a vedersi una delle collezioni d'arte che era in cima alla lista dei "desiderata".

[[(Video) Corteo notturno blindato in Canal Grande per Michelle]]

Il secondo strappo domenica alle 11.30 all'aeroporto "Marco Polo". Qui Michelle ha chiesto e ottenuto di poter arrivare a piedi all'aereo presidenziale, l'Air Force Two, per godersi gli ultimi scampoli di Venezia e del sole italiano. E' stata accontentata. Il personale dei Servizi segreti si è disposto in maniera discreta attorno e lei ha raggiunto camminando l'aereo. Ha salutato l'ambasciatore Usa e poi ha salito la scaletta, voltandosi a salutare con la mano un ultima volta una città dove, sue parole, "ha lasciato il cuore".

[[(Video) Michelle Obama lascia Venezia sull'Air Force Two]]

Lo stesso protocollo aveva previsto sabato che Michelle Obama, insieme alle figlie Maila e Sasha e alla madre Marian, dopo un’abbondante prima colazione a base di cereali, arrivassero in Biennale alle 11 per visitare il Padiglione degli Stati Uniti e stringere la mano all’artista Joan Jonas. Con le stesse misure di sicurezza, incluso il satellite dallo spazio, e il medesimo moto ondoso da paura di venerdì pomeriggio a San Marco, i Giardini di Castello - fatta salva la variante dei poliziotti nascosti tra i cespugli - hanno accolto ieri la first lady sotto un sole insperato, prima tappa del secondo giorno in laguna, quello con il maggior numero di spostamenti, quindi il più potenzialmente pericoloso.

Abito fantasia smanicato tra la grazia delle sue due ragazze in fiore, Michelle Obama posa i sandali flat sul praticello che costeggia al canale dei Pompieri, abbraccia con lo sguardo la bianca ghirlanda dei padiglioni e, trovato infine lo sguardo del presidente della Biennale Paolo Baratta, riassume i suoi sentimenti con due amazing, amazing. Stupefacente, stupefacente.

«Questo posto è talmente bello che non potevo non venire, anche perché molti amici mi avevano consigliato di vederlo assolutamente» mormora la first lady mentre Joan Jonas e il curatore del padiglione, Paul Ha, la introducono tra i video dell’artista. «Abbiamo anche la Biennale di Architettura - le ricorda gentilmente Baratta - e ora il sindaco di Chicago vuole farla lui, magari ci metteremo d’accordo per farla ad anni alterni».

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Quanto è lungo un corteo presidenziale?]]

Il protocollo, inflessibile, prevede una visita di quaranta minuti perché poi c’è la gita a Murano, la sosta in vetreria, il pranzo al B Restaurant, forse Burano (poi saltata), forse la Fondazione Cini (poi saltata) e sicuramente il riposino. Soggetto suo malgrado agli umori terreni, il protocollo diventa improvvisamente fallibile quando le due irresistibili ragazze Obama chiedono alla madre di poter vedere altro, proprio al di là del canale. I padiglioni di Serbia, Egitto e Polonia - che normalmente non hanno la coda fuori - diventano così l’intermezzo di confidenze tra madre e figlie, luogo di tenerezze famigliari strappato al cerimoniale il quale, riavutosi dal cedimento, subito si riarma. Niente foto, niente interviste, niente di niente fino a Murano dove, anche per via degli spazi più stretti, Michelle Obama regala ai fotografi la sua falcata da regina lungo fondamenta Venier per raggiungere la vetreria Cenedese. E ancora la passeggiata dalla vetreria al ristorante ex Vecchia Pescheria dove, protette dalle teste di cuoio appostate lungo il canale dei Vetrai, le Obama pranzano con tagliolini a base di primizie di pesce e gamberoni. «È tutto così buono, è veramente ottimo - dice la first lady ai titolari, padre e figlio - siete gentilissimi e bravi; siamo felici di aver mangiato cose così buone e salutari». Il conto, poi, lo paga lo staff.

Mentre un’isola la saluta, un’altra, tutta colorata, si prepara a riceverla. Ma le onde da maremoto alzate dai venti motoscafi che formano il seguito della first lady a Burano non arrivano perché il satellite Usa, uscito dalla convergenza con la terra, non copre più la first lady rendendo necessario il rientro verso l’Hilton Molino Stucky e facendo saltare anche la visita alla Fondazione Cini. Dal depennamento non si salva, momentaneamente, la Collezione Guggenheim ma in serata la nuova convergenza satellitare permette una visita serale post Art Night, con meraviglioso giro in barca lungo il Canal Grande: un corteo acqueo (con tanto di ambulanza al seguito) che si è snodato  tra i palazzi veneziani fino alla Guggenheim.

L'Air Force Two pronto al decollo sulla pista del "Marco Polo" 

Michelle Obama ha lasciato Venezia a bordo dell'Air Force 2, con cui era arrivata venerdì, alle 11.30 in punto, arrivando a piedi. La piccola "rivincita" dopo che era rimasta bloccata in albergo sabato per colpa del satellite.

Una volta spenti i riflettori e ripartito l'Air Force 2, però, dopo qualche ora è atterrato all'aeroporto "Marco Polo" un gigantesco aereo militare da trasporto. Il trasporto dell'Us Air Force ha caricato il bagaglio della first lady e del suo seguito, oltre alle attrezzature di sicurezza del "secret service".

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Dalla Biennale a Murano, la fotostory della seconda giornata veneziana di Michelle Obama]]

SEGUI LA CRONACA del secondo giorno di Michelle Obama a Venezia.

Sabato. Ore 18. Lo staff di Michelle Obama ha cancellato, pare per questioni di sicurezza, la visita alla Collezione Guggenheim. La first lady quindi resta all'Hilton, nella suite presidenziale dove cenerà. A presidiare l'hotel, nove motoscafi delle forze dell'ordine e sei moto d'acqua.

Ore 16.30. Michelle è rientrata nella suite presidenziale all'Hilton Molino Stucky. Verso le 18 pare visiterà la Collezione Guggenheim.

Ore 15.30. E' saltata la visita a Burano della first lady americana. L'isola dei merletti non avrà il privilegio di ricevere Michelle Obama. Ora la moglie del presidente tornerà a Venezia, probabile la visita alla Collezione Guggenheim, mentre è stata cancellata dal programma la tappa alla Fondazione Cini.

Ore 14.30. La moglie del presidente Usa si è recata a pranzo a Murano, accompagnata dalle figlie e dalla madre. Inizialmente il pranzo era previsto a Burano ma lo staff della first lady ha cambiato il programma. Michelle ha pranzato al "B Restaurant", ex Vecchia Pescheria": le sono stati serviti tagliolini a base di primizie di pesce e gamberone con intingolo della casa. Prima di fare ritorno a Venezia in motoscafo, la first lady statunitense ha salutato il titolare del locale, ultra 70enne, e il figlio chef. "È tutto così buono, è veramente ottimo", ha detto ai due, "Complimenti, siete gentilissimi e bravi siamo felici per aver mangiato cose così buone e salutari". Un pranzo blindato con le teste di cuoio disposte lungo il canale dei Vetrai. Michelle, con figlie e mamma, ha deciso di arrivare al ristorante a piedi dalla vetreria. Polizia ovunque per quello che doveva esser un pranzo all'aperto ma che è stato trasferito, causa maltempo, con professionalità e in tutta fretta all'interno del ristorante in una zona protetta ed isolata con paraventi anti-sguardo. Poi le foto di rito fatte dallo staff della first lady assieme al personale del ristorante. Lo staff a seguito di Michelle Obama ha poi pagato il conto.

La first lady americana al "B Restaurant" di Murano, ex "Vecchia Pescheria", per la pausa pranzo (foto Ansa) (ansa)

Ore 14. È durata una quarantina di minuti la visita di Michelle Obama a Murano. La first lady americana ha  lasciato l'isola in motoscafo, dopo aver firmato il libro ospiti della vetreria "Ars Cenedese", che ha visitato in forma privata. «Grazie per l'incredibile visita. È stato un privilegio avere l'opportunità di vedere un importante artigianato al lavoro. La capacità e l'estro artistico sono veramente uniche. La nostra famiglia ha apprezzato e farà tesoro del tempo passato qui. Con grande affetto, Michelle Obama»: è il ricordo che la moglie di Barak Obama ha scritto in inglese nel libro della ditta muranese, fondata nel 1946, che aveva già ospitato, tra gli altri, i presidenti Usa, Carter e Ford, e la segretaria di stato Madeline Albright. Come ha spiegato il direttore della vetreria, Ennio Leperdi, Michelle Obama ha visitato prima la fornace, dove ha assistito alla dimostrazione pratica della riproduzione di una coppa soffiata del diciottesimo secolo, e poi le sale, ricevendo in omaggio per la sua famiglia, al termine della visita, un vaso lavorato a canne con la tecnica doppia canna intrecciata venturina.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) La fornace Cenedese apre le porte alla first lady statunitense]]

La dedica lasciata da Michelle Obama sul libro degli ospiti della fornace Cenedese (foto Ansa) (ansa)

Ore 12.40. Michelle è a Murano, è in corso la visita alla fornace Cenedese. Ad attendere l'arrivo della first lady americana, un gruppo di una quarantina di persone, la maggior parte dei quali residenti, assiepati sotto il sole in fondamenta Venier dietro il cordone di sicurezza, a una trentina di metri dall'approdo. Oltre a qualche turista francese, presente, in prima fila, anche un gruppetto proveniente dal Texas, che aveva appreso solo in mattinata della presenza in laguna della moglie del presidente.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Michelle alla fornace Cenedese di Murano incantata dallo spettacolo del vetro]]

Ore 12.20. La first lady statunitense, dopo oltre un'ora trascorsa alla Biennale, ha lasciato i Giardini a bordo del motoscafo con cui era arrivata. Il corteo acqueo ha preso la direzione di Murano: il programma di Michelle prevede la visita a una fornace del vetro, quindi il pranzo. Paolo Baratta, presidente della Biennale, ha raccontato che Michelle, davanti ai Padiglioni e alle opere esposte, ha più volte ripetuto "amazing": "La first lady era felicissima, ha raccontato che molti suoi amici avevano visitato la Biennale e che era molto felice di essere qui". Molto interessate alla visita anche le figlie, appassionate di video arte che hanno studiato a scuola. Dopo la visita programmata al Padiglione Usa, è scattato un fuori programma ai Padiglioni di Serbia, Egitto e Polonia.

[[(MediaPublishingQueue2014v1) "Amazing": così Michelle Obama all'uscita dalla Biennale]]

Ore 11.40. Dopo aver visitato il Padiglione degli Stati Uniti, Michelle Obama ha visitato anche i Padiglioni della Serbia e dell'Egitto.

Michelle Obama durante la visita ai Padiglioni della Biennale (foto Pivato) 

Ore 11.10. Michelle Obama, accompagnata dalle figlie e dalla madre, è arrivata ai Giardini della Biennale in motoscafo, preceduta dagli uomini della sicurezza. Indossa un abito senza maniche fantasia. Una delle figlie, invece, ha scelto un paio di comodi shorts per la seconda giornata veneziana. Ad accogliere la first lady sulla riva, il presidente della Biennale Paolo Baratta che ha presentato a Michelle Joan Jonas, l'artista che espone al Padiglione degli Stati Uniti. La moglie del presidente assieme a Baratta ha percorso poche decine di metri a piedi, passando di fronte al Padiglione di Israele. Poi il presidente della Biennale ha lasciato Michelle a Paul Ha, commissario del Padiglione Usa, per la visita guidata.

Il corteo di motoscafi della sicurezza che precede il motoscafo di Michelle in Bacino San Marco (foto Agenzia Interpress) 

Ore 10.45. I Giardini della Biennale sono aperti, mentre è off limits l'area attorno al Padiglione degli Stati Uniti e dell'Ungheria. Molti agenti a presidiare l'area e i varchi d'accesso. Giornalisti e operatori tenuti come ieri a debita distanza, sarà dunque difficile intercettare Michelle, le ragazze e la madre. Per la first lady è prevista una visita di circa trenta minuti.

Agenti e qualche curioso ad uno dei varchi attorno al Padiglione Usa (foto Pivato) 

Ore 10.30. Ai Giardini della Biennale tutto è pronto per l'arrivo delle donne Obama. Le forze dell'ordine stanno sorvegliando l'area, Michelle è attesa verso le 11 ma non è escluso che, come ieri a San Marco, sia in forte ritardo. Intanto c'è chi si prepara ad accogliere la moglie del presidente. Come Riccardo, che sogna un autografo della first lady sulla foto della famiglia presidenziale che ha con sè.

Riccardo sogna un autografo di lady Obama (foto Agenzia Interpress) 

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