Grandi navi, il terzo incomodo Va avanti il progetto del Lido

Venice Cruise e il terminal crociere a San Nicolò all’esame del ministero. De Piccoli: «La procedura non si ferma, decida il Governo». Comitati critici sull’accordo Costa-Brugnaro: «Quanto costa lo scavo?»

VENEZIA. No al Contorta e no al nuovo terminal crociere al Lido. È questa l’idea del nuovo sindaco Luigi Brugnaro, che come primo atto ha stretto un accordo con il presidente del Porto Paolo Costa per presentare il progetto del Vittorio Emanuele come tragitto alternativo dele grandi navi a San Marco. Partita chiusa? Niente affatto. Perché il progetto Venice cruise 2.0 di Duferco-De Piccoli va avanti. Il ministero per l’Ambiente lo ha inserito nell’iter della Valutazione di Impatto ambientale (Via) con le procedure accelerate della Legge Obiettivo. Esattamente come il Contorta. I termini per le ossservazioni sono scaduti il 15 maggio, e adesso i progettisti si preparano a rispondere con le controdeduzioni. «È cambiato il sindaco? per noi non è cambiato nulla», dice Cesare De Piccoli, già viceministro ai Trasporti e presentatore della soluzione grandi navi al Lido, «non sono gli enti locali che possono bloccare questo iter, deciderà il governo». «So che il Costa aveva definito illegittima la procedura del nostro progetto ma adesso ha presentato le osservazioni a cui risponderemo. Gli enti locali daranno il loro parere ma deciderà il Governo. Spero che potremo ragionare nel merito».

Il 5 luglio il progetto Venice cruise 2.0 sarà presentato in pubblico. «Abbiamo superato l’esame della Capitaneria di porto», dice De Piccoli, le navi potranno ormeggiare con bora fino a 25 nodi. La Marittima resterà aperta e i crocieristi saranno trasportati al Lido con motonavi ecologiche, trimarani a propulsione elettrica».

Polemici sull’accordo Costa-Brugnaro anche i comitati. «Paolo Costa abbandona velocemente il progetto Contorta affondato da pareri negativi degli esperti della commissione Via», scrive Luciano Mazzolin a nome del comitato No Grandi Navi, «salta sul carro di Brugnaro e sposa un progetto che non c’è. Dovranno spiegare quanti milioni di fanghi inquinati si dovranno scavare, quali danni arriveranno alla laguna allargando il canale dei Petroli, quali saranno i costi del progetto». Idea congiunta di Brugnaro e Costa è adesso quella di adottare il progetto Vittorio Emanuele come una «variante» al Contorta. Scavando dietro l’isola delle Tresse per congiungere il canale dei Petroli al Vittorio Emanuele e fare arrivare le navi in Marittima. Qualche anno fa uno studio sulle alternative fatto dalla Protecno di Daniele Rinaldo per il Magistrato alle Acque aveva messo in luce gli alti costi per lo scavo del canale delle Tresse. Circa 300 milioni, il doppio del progetto Contorta e anche del Cruise Venice.

Che succederà adesso? Il nuovo sindaco ha detto chiaramente di essere contrario al terminal al Lido. E ha proposto lo scavo del Vittorio Emanuele. Idea che adesso il Porto dovrà trasformare in progetto. «La allegheremo alla procedura già in corso di Valutazione del Contorta», ha detto Costa, «in questo modo risparmiamo un anno e mezzo». Procedura inedita. Ma la preoccupazione del Porto è quella che l’incertezza si prolunghi all’infinito. Dal decreto Clini-Passera sono passati quasi quattro anni. E le solzioni alternative ancora non ci sono. Le grandi navi continuano a passare davanti a San ;arco. Tra qualche settimana il ministero dell’Ambiente dovrà comunicare gli esiti delle Valutazioni. Poi il governo deciderà, sentite anche la Regione e il Comune. Entrambi adesso sono contrari all’ipotesi del terminal al Lido e delle navi a Marghera.

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