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Brugnaro: «Ora subito al lavoro». Solo un tweet di Casson Video 1 - La festa / Video 2 - A Ca' Farsetti / Video 3 - Brugnaro apre al Pd

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Mitia Chiarin
2 minuti di lettura
(ansa)

MESTRE. La notte di domenica 14 Luigi Brugnaro si fa attendere. Il suo trionfo è totale ma, prima di farsi vedere dai suoi elettori, dal suo popolo che ha raccolto in un paio di mesi, attende. È un’attesa snervante, quella del suo gruppo, dei candidati che lo hanno sostenuto, dai suoi elettori. In calle del Sale l’attesa è febbrile finché, poco prima dell’1 di notte, arriva lui. Ha la voce roca, è felice, felicissimo per il risultato elettorale. Che arriva solo poche ore dopo la sconfitta della Reyer, la sua squadra del cuore, che ha cercato di vincere lo scudetto del basket. «Sono contentissimo, voglio chiarire subito che lo facciamo per la città e parlo anzitutto da Mestre che sarà il Rinascimento della città». Quando arriva Brugnaro l’entusiasmo è totale, scandito dai “Ghea podemo far” e dai “Chi non salta comunista è”.

Lui, il nuovo sindaco, ringrazia tutti. Chi lo ha sostenuto, chi ha lavorato con lui, gli elettori, mestrini e padovani. E ripete quello che ha detto in campagna elettorale, ma questa volta da primo cittadino. «La città ha dimostrato che, finalmente, vuole cambiare strada», dice alla città, «festeggeremo per un giorno e poi ci metteremo subito al lavoro da domani». Brugnaro spiega: «Ci dobbiamo mettere al lavoro per la povera gente e per la sicurezza. Niente rivincite, niente partigianeria, niente liste di proscrizione però. Vogliamo garantire lavoro e sicurezza a tutti». Competenza sarà la parola chiave per la scelta degli assessori. Attorno a lui ci sono i suoi alleati, in primis Gian Angelo Bellati che potrebbe anche ottenere il ruolo di direttore generale. Lui risponde con un «Boh, l’importante è rispettare i punti dell’accordo, i dieci punti del cambiamento e io sono molto interessato a cambiare anzitutto la macchina comunale».

Francesca Zaccariotto con marito e figlio, si lascia andare ad una serie di abbracci pieni di felicità: «Sono felicissima adesso dobbiamo lavorare». Le parole di Brugnaro echeggiano sulla piazzetta di calle del Sale, tra tifo da stadio e drappi fucsia.

Brugnaro ricorda tutti gli alleati della prima ora e poi la Lega Nord e la Zaccariotto e Fratelli d’Italia e poi si lancia in una promessa di trasversalità che i suoi forse non si aspettano: «Ci sarà una grande apertura verso aree del Partito Democratico, quello renziano».

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In piazzale Donatori di Sangue, Felice Casson invece non si è visto e la sua sede elettorale è rimasta presto vuota, nella desolazione per la sconfitta. Il telefono del candidato è spento. Nicola Pellicani, capolista , cerca di dare un senso al futuro: «C’era il rischo di perdere la città, purtroppo. Adesso dobbiamo pensare ad un progetto per tornare a vincere alle prossime elezione. L’errore forse è stato a monte quando il Pd ha atteso molto, quando si doveva pensare a costruire una candidatura davvero competitiva. Felice Casson ce l’ha messa indubbiamente tutta. Io mi sono messo a disposizione ma è certo che ora deve aprirsi una seria riflessione e cominciare a lavorare subito per costruire un progetto di città che riporti il centrosinistra a vincere alle prossime elezioni».

Felice Casson ha rotto il silenzio solo lunedì con un tweet, molto conciso, in cui ringrazia tutti.

Dopo la festa in centro a Mestre tutti a Ca' Farsetti, dove nella notte Brugnaro è entrato, per la prima volta, da sindaco.

 

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