Fine dei giochi a Venezia: ultimi comizi, grigliate, musica e domenica si vota

Casson e Brugnaro si scambiano il palco in piazza Ferretto

Chiusa la campagna elettorale: gli ultimi appelli dei due candidati in piazza Ferretto, poi Brugnaro offre festa e botti a San Giuliano e Casson festeggia con i suoi

VENEZIA. Vada come vada la campagna elettorale più lunga della storia di Venezia, dopo un anno di commissariamento, è finita. I due contendenti hanno detto la loro venerdì sera alternandosi sul palco di piazza  Ferretto, con cambio in corsa di bandiere, drappi, colori tra gli staff dei due sfidanti.

Luigi Brugnaro. Arriva sul palco con quasi un'ora di ritardo causa la pioggerella caduta alle 18 su Piazza Ferretto e si è messo a canticchiare Gaber. “Libertà è partecipazione” è la canzone scelta, e l’imprenditore l’ha voluta per il suo ultimo comizio e incitare i suoi all' ultimo sforzo: «Lunedì Venezia si sveglia fucsia», ha spiegato Luigi Brugnaro, stanco ma soddisfatto. «Ce la possiamo fare e ce la faremo con le vostre idee, le vostre proposte per cambiare questa città con il sorriso». Obiettivo, spiega, vincere per ben governare con uomini e donne «di buona volontà, con sacrificio e impegno. Ieri sera ho perso (continua riferendosi alla sconfitta in casa della sua Reyer) e vi dico che bisogna anche saper perdere ma domenica, statene certi, noi ci prenderemo la rivincita». Una Venezia diversa che sa muoversi sulle sue gambe, amica di cittadini e imprese, con meno tasse da pagare, dove le donne possono girare senza paura, dove non ci sono «mendicanti e ladri che vivono sulla strada e si lavano nelle fontane». Questa la promessa di Brugnaro, che incitato dal suo pubblico (un centinaio di persone, in prima fila i suoi alleati del centrodestra, da Francesca Zaccariotto al segretario della Lega Semenzato, da Dalla Tor a Bergamo e ancora Boraso e Speranzon) spiega che Venezia non ha bisogno «di giudici, procuratori e senatori ma ci serve una politica nuova, fatta di sogni». Piazza Ferretto viene scelta come «simbolo di rinascita di una città, assieme a Marghera. Noi garantiremo il rilancio vero, non chi predica bene e razzola male». E riferendosi al suo avversario, Casson, spiega che lui, in caso di sconfitta tornerà a Roma e quindi il voto «a lui lascerà tanti elettori privi di rappresentanza. Ma anche chi sbaglia troverà porte aperte da noi». La festa è proseguita a San Giuliano in una tensostruttura con grigliata per cinquemila persone e botti finali.

Felice Casson. Nel pomeriggio il comizio finale in piazza Ferretto. «Ricordo la notte del rogo della Fenice quando la città poteva andare distrutta. Ora come la Fenice dobbiamo risorgere, assieme. Io lo voglio, come voi. Mi hanno definito eretico, ma essere eretici significa capire, comprendere e scegliere e allora dobbiamo esserlo tutti assieme per la nostra città». Felice Casson sale sul palco davanti alla fontana del Viani, in piazza Ferretto, alle 20. Vicino a lui c’è il nuovo governatore della Puglia, Michele Emiliano, amico di una vita, ex pm come lui. «I pubblici ministeri sono i migliori sindaci del mondo», dice Emiliano, citando le parole di Giuliani, ex sindaco di New York. Parlando di Casson dice: «Lo considero una delle migliori persone che ho conosciuto. Quando anche lui ha deciso, prima di fare il deputato, e poi ha accettato questa idea folle di tornare in combattimento per fare il sindaco della sua città, sono stato orgoglioso di appartenere a questa piccola schiera di cavalieri senza paura». E parlando di Venezia, Emiliano spiega che scegliendo Casson, la città ha la possibilità «di tornare grande liberandosi dai conflitti di interesse. Vincete questa battaglia, evitare il rischio di cadere nel sistema della destra. Il tuo avversario non ha come punto di forza, evidentemente la lucidità», prosegue il governatore. Emozionato, Casson ha ripercorso questi sei lunghi mesi di campagna elettorale, prima per le primarie, ora per la vittoria finale. Ricorda i temi importanti: sicurezza, lavoro, sviluppo, residenza». Si rivolge a chi non ha votato al primo turno. «Si può contestare, in qualche caso giustamente ma poi occorre vincere l’apatia ed esserci. Non abbandonate Venezia alla destra, anche fascista, e alla Lega. Guardiamo al futuro. Assieme riporteremo Mestre e Venezia, in alto. Assieme, vinceremo», spiega il senatore che poi ha fatto festa con i suoi in calle Legrenzi, dopo aver offerto musica brasiliana al centinaio e più di persone che lo hanno ascoltato in piazza.

 

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