Estorsioni e minacce al Tronchetto quattordici bengalesi a processo

Sono accusati di aver tentato di cacciare dall’area i connazionali che facevano loro concorrenza Erano stati filmati dalla Squadra mobile mentre rapinavano o aggredivano a colpi di spranga

Volevano cacciare i connazionali che gestiscono una parte dei box di souvenir al Tronchetto. Loro stessi, bengalesi regolari in Italia, sono gestori di attività commerciali sull'isola. Avevano fatto "cartello" con l'obiettivo di acquisire le attività dei connazionali arrivati successivamente a loro. Inoltre pretendevano denaro e chi non pagava veniva rapinato e pestato a sangue. Ma sempre con l'obiettivo di mandarli via, perché facevano prezzi più bassi. In quattordici ora vanno a processo.

Si tratta di Alam Shariful, 37 anni; Shohel Mohammad, (39); Tamin Mohammad, (44); Miah Kashem, (45); Miah Kawser, (21); Amin Nurul, (42); Dey Utpal, (37); Miah Azizul, (37); Zaman Adil, (36); Paluan Rofic, (31); Ullah Sana, (38); Maniruzzaman Mohammed, (41); Pall Sanjoy (37); e Saiful Islam (36). Residnti tra Mestre, Marghera, Firenze e Bolzano. Solo Ullah Sana è irreperibile. Il processo inizierà il 17 settembre, davanti al giudice Alberto Scaramuzza, mentre il pm è Massimo Celenza.

Il Tronchetto, da sempre è un punto di accesso al centro storico, caratterizzato quotidianamente da un elevato transito di turisti. Il flusso è stato il motivo che ha spinto il Comune a concedere licenze commerciali per la vendita di souvenir. Sono una ventina i box che vendono questi oggetti, un tempo gestiti da veneziani, ma da alcuni anni oramai rilevate esclusivamente da cittadini del Bangladesh. Questa circostanza ha quindi innescato, all'interno della comunità dei commercianti bengalesi, delle dinamiche di gerarchizzazione e controllo a favore dei primi ad essere sbarcati sull'isola, i quali avevano, secondo l’accusa, imposto un vero e proprio "cartello" ai connazionali subentrati successivamente, pretendendo con metodi violenti la consegna di parte degli incassi. "Pizzo", ottenuto spesso con la violenza quando gli altri non pagavano. Nell'agosto del 2012, dopo il pestaggio di una coppia di commercianti, gli investigatori della Squadra Mobile di Venezia, ci hanno messo il naso e hanno riscontrato l'esistenza di un gruppo di bengalesi, i quali sistematicamente estorcevano, e in caso di rifiuto rapinavano i commercianti connazionali. Il 20 agosto del 2012 il gruppo aggredisce a colpi di spranga e coltellate una coppia che gestisce tre box. Pestaggio avvenuto davanti agli occhi dei turisti. Per evitare conseguenze giudiziarie gli aggressori hanno poi falsamente denunciato di essere stati vittime di aggressione da parte dei connazionali, venendo smentiti, ben presto, dalle indagini.

L'operazione della Squadra Mobile, nel marzo del 2013, aveva portato in carcere per estorsione, violenza e minacce sette dei bengalesi. Altri due avevano ricevuto la misura dell’obbligo di dimora fuori dal Comune di Venezia, mentre in cinque erano stati solo indagati a piede libero.

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