È morto a 43 anni Marco Bonato in un diario la sua lotta al cancro

Mirano. L’imprenditore ha raccontato la malattia su Facebook postando anche foto impietose L’ultimo progetto l’ExpoFoodWorld, il salone del gusto che aprirà in gennaio alla Fiera di Padova

MIRANO. Si è addormentato per sempre il “leone” di Mirano. Marco Bonato, noto imprenditore miranese, salito alla ribalta per aver tenuto un diario pubblico della sua malattia e averne scritto un libro, è morto ieri mattina a soli 43 anni, vinto dal cancro che lo aveva colpito due anni fa. L’ultimo ruggito una settimana fa, su Facebook, quando scrisse: «Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza», il famoso verso di Lorenzo il Magnifico. Un post che oggi suona come un testamento e la dice lunga sul suo atteggiamento sempre positivo di fronte alla grave malattia.

«Vincere, sempre» era diventato il suo motto, con il quale caricava se stesso e gli amici all’inizio di ogni ciclo di chemio, che lo aveva accompagnato negli ultimi mesi. Un insegnamento lasciato ora alla moglie Elena, alla figlia di soli 8 anni, all’anziano padre e ai tanti amici e colleghi di lavoro conosciuti in questi anni.

Un’ultima meta lo aspettava a gennaio, quando avrebbe dovuto tagliare il nastro della sua ultima creatura, l’ExpoFoodWorld, la fiera internazionale del cibo a Padova per cui si era adoperato, fondando una nuova società, la Mb Rete Italia. Un progetto pensato fin da subito in grande, per mettersi in competizione con colossi del settore come il Salone del Gusto e Cibus.

Fuori dal lavoro, Bonato fece parlare di sé alcuni mesi fa, sulla scia dell’Ice Bucket Challenge (la secchiata gelata per beneficenza che aveva contagiato molti personaggi famosi), lanciando il suo personale tormentone “A nudo contro il cancro”, facendosi ritrarre senza veli per sensibilizzare alla lotta contro la malattia. Era stato seguito e imitato da molti amici e famigliari, ma anche criticato, raccogliendo per questo ancor più solidarietà.

Provocatore e in qualche modo ribelle, aveva fatto del successo uno stile di vita, non solo nella vita professionale, sempre a caccia di nuovi stimoli e sfide da vincere. Amava la moto, i viaggi e non nascondeva le sue simpatie politiche di destra. Si era però sempre tenuto lontano dalla politica attiva, preferendo concentrarsi sul lavoro che, soprattutto dopo la scoperta della malattia, era diventato, insieme alla famiglia e agli amici, la sua vera ragione di vita.

Una storia, la sua, diventata pubblica grazie a Facebook e a un diario, pubblicato con il titolo “Cancro? Ma se sono dei gemelli?” in cui Bonato ha raccontato la sua battaglia quotidiana e la filosofia di vita con cui ha affrontato la malattia. Nessuna vergogna nel raccontarsi e farsi ritrarre tra i medici, in ospedale, senza capelli o con il volto stravolto dall’intervento, come se ogni bollettino medico, ogni foto dovesse essere l’ultima. Invece Bonato aveva collezionato solo vittorie e amava sottolinearlo: «Tanto vinco io», era solito ripetere parlando della sua salute. Sapeva di non parlare della guarigione, ma del modo con cui affrontare il percorso della malattia ogni giorno. «Così, anche se non c’è più», sostiene un amico, «alla fine Marco ha proprio vinto».

Filippo De Gaspari

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