Salute, le origini dei migranti influenzano i loro comportamenti

Presentato il rapporto università Ca' Foscari sui temi della prevenzione e delle disuguaglianze

 VENEZIA. Soprattutto sui fattori di rischio, i migranti si differenziano molto poco dagli italiani, ma soprattutto non vanno considerati un tutt'uno omogeneo. E' il dato principale che emerge dal rapporto 'Malattie croniche e migranti in Italia', che è  stato presentato lunedì 18 all'Università Ca' Foscari di Venezia. L'analisi del comportamento dei migranti a confronto con quelli degli italiani  promossa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzando le 230.000 interviste raccolte tra il 2008 e il 2013 dal sistema di sorveglianza Passi, promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto superiore di sanità.

"Abbiamo voluto studiare - ha spiegato Santino Severoni, coordinatore Salute pubblica e migrazione dell'Ufficio regionale europeo dell'Oms - l'esposizione alle malattie croniche, preoccupazione più importante per l'Oms, in quanto principale causa di mortalità e spesa sanitaria, anche perché il sistema sanitario italiano è efficientissimo per gestire le malattie infettive. E lo studio ci ha mostrato che, in realtà, la maggior parte dei migranti sono in condizioni di salute migliori rispetto ai residenti, perché, nei loro Paesi, adottano stili di vita tradizionali".

"Una volta tanto - ha sottolineato Stefano Campostrini, professore di Statistica sociale e sanitaria di Ca' Foscari - parliamo di migranti non per emergenze. In conclusione dello studio, diciamo che, tenendo conto delle diversità dei Paesi d'origine, bisogna agire sulle leve positive, contrastando le leve negative, visto che il processo di integrazione, se aiuta nell'accesso ai servizi, crea problemi riguardo ai fattori di rischio, visto che l'omogeneizzazione qui opera in negativo, con le popolazioni migranti che si assimiliano alla classe sociale pi bassa".

Tra i dati contenuti nello studio, quelli sul consumo di alcol mostra come, rispetto ad un 17% di italiani tra i 18 e 69 anni, il consumo dannoso scende al 7% per i nordafricani, mentre sale al 22% per i provenienti dalle aree americane. I fumatori sono il 28% degli italiani, mentre la percentuale sale al 40% tra gli immigrati dall'Europa dell'est e scende al 19% tra gli asiatici e addirittura al 12 per i provenienti dall'Africa sub-sahariana. Per la prevenzione, il 77% degli italiani si sottopone ai principali screening oncologici: percentuale che sale all'81% tra i sudamericani, ma scende al 52% tra gli asiatici.
 

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