Feste, yacht e carciofi. La Biennale conquista la città

Cate Blanchet e Salma Hayek

Debutto con pochi eccessi. Oggi party da Prada e Pinault

VENEZIA. Sotto un cielo incerto, in un’atmosfera insolitamente di misura, senza tacchi improvvidi nè capelli tinti di blu nè perfomance sconvolgenti, la 56 esima edizione della Biennale Arte apre i battenti e mostra che i futuri del mondo sono fatti anche di pasta comune, di lampi di normalità e di una sobrietà estetica un tantino sospetta. Forse non era ieri ma sarà oggi. Forse ieri era il primo giorno di vernice e il popolo della Biennale, di fronte a diciotto inaugurazioni in poche ore, s’era fatto prendere dall’ansia e aveva lasciato gli eccessi in albergo riservandoli a occasioni meno babeliche. Quindi l’anima di questa settimana d’arte e mondanità potrebbe incominciare a ruggire oggi, dopo 24 ore di rodaggio, con tutti gli alberghi pieni, i cocktail dedicati, i tripli turni all’Harry’s bar e le sberle degli yacht in Riva Sette Martiri sui quali, per l’intera giornata di ieri, sono state scaricate casse di aragoste, vino bianco e carciofi di Sant’Erasmo. Oggi infatti è il giorno di Vuitton, che al terzo piano della maison dietro piazza San Marco presenterà al mondo il dialogo a distanza di secoli tra l’artista tedesco Tilo Schulz e le lunette di Francesco Hayez appena restaurate; è il lungo giorno di Prada che chiude temporaneamente alla stampa la mostra “Portable Classic” a Ca’ Corner della Regina per ricevere i suoi mille invitati in arrivo da tutto il mondo; è il giorno dello sbarco in laguna delle teste coronate di Venetian Heritage che, nel frattempo, ha nominato il suo testiomal per l’apertura (venerdì) delle prime cinque sale delle Gallerie dell’Accademia. Sarà il regista James Ivory, che ormai si considera mezzo veneziano e va matto per lo spritz all’Aperol. Da oggi (con inaugurazione su invito l’8 maggio alle 18) Ca’ Pesaro omaggia Federica Marangoni che presenta “Il filo conduttore”, mostra-installazione costituita da un rivolo rosso di energia e di sangue che taglia come una mela la facciata in marmo di Ca’Pesaro dal tetto fino al Canal Grande per srotolarsi all’interno del museo fino ad abbracciare un grande rotolo di filo spinato. Oggi l’isola di San Giorgio sarà in massimo fermento per gli ultimi ritocchi alle quattro mostre che hanno aperto alla stampa e, soprattutto, per l’inaugurazuione di “Inbox”, installazione accessibile liberamente al pubblico con la quale Enki Bilal gioca con i sensi dei visitatori e con la loro percezione della realtà fino alla temuta oscurità. Fanno pendant “Painting as shooting” del cinese Liu Xiaodong, la mostra di fotografie dell’artista tedesco Matthias Schaller che ritrae a grandezza impressionante le tavolozze dei maestri che hanno contrassegnato gli ultimi duecento anni della storia della pittura europea e l’installazione di Giovanni Manfredini “Stabat Mater Dolorosa” con la musica (ad hoc) di Ennio Morricone. A San Giorgio, in mattinata, arriveranno anche i tavoli, le tovaglie e i 10 mila bicchiere di Celeste, incaricato di apparecchiare il catering alla cena che Pinault senior e Pinault junior offriranno ai loro 1.200 ospiti. Poca mondanità, fanno sapere i collezionisti francese, ma molti artisti, direttori di musei e galleristi anche se tutti avranno gli occhi solo per Salma Hayek.

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