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Il prefetto Cuttaia sui profughi «Sensibilità umana doverosa»

Replica (senza nominarlo) a Salvini: il mio invito, in linea con la Costituzione, spacciato per arroganza Corteo fino al campo del Ghetto. Collovini (Anpi): «L’Italia repubblicana è nata dalla Resistenza»

di Giorgio Cecchetti
2 minuti di lettura

«La Resistenza fu la fucina feconda della Costituzione» ha spiegato il presidente provinciale dell’Anpi Diego Collovini ai mille veneziani che lo ascoltavano in Campo del Ghetto Nuovo alla fine del Percorso della Memoria lungo il sestiere di Cannaregio e proprio ai principi costituzionali ha fatto appello l’applauditissimo - proprio da una piazza apertamente di sinistra - prefetto di Venezia Domenico Cuttaia, il quale non ha rinunciato a rintuzzare gli attacchi a lui rivolti dei giorni scorsi del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Pur senza mai nominarlo, non le ha mandate a dire: «Il mio invito alla sensibilità umana», ha sottolineato Cuttaia, «è stato spacciato come arroganza».

E ancora ha ricordato che la festa del 25 aprile include tutti, intesi come umanità e non semplicemente come cittadini italiani, ed ha aggiunto: «Se c’è qualcuno che si esclude è un problema di chi non si sente incluso tra quei tutti». «La prefettura di Venezia chiede ai cittadini di mettere a disposizione i loro immobili e appartamenti, per ospitare gli immigrati», aveva scritto Salvini in un suo tweet, «se siete sfrattati, esodati o disoccupati, chissà se trovano un posto anche a voi». Dopo questo invito, accompagnato dal numero di telefono della Prefettura lagunare, erano state decine le telefonate arrivate al centralino di Ca' Corner per protestare contro l'iniziativa delle prefettura per l'accoglienza dei migranti in arrivo sulle coste della Sicilia che, con una nota ufficiale, mercoledì scorso aveva spiegato di essersi rivolta «anche a enti privati in grado di mettere a disposizione, sulla base di apposite convenzioni, edifici, appartamenti, ambienti da adibire a provvisoria sistemazione delle persone».

Il corteo era arrivato in Ghetto dopo il lungo percorso per Cannaregio partito da campo San Canciano, da sotto la lapide sulla casa in cui abitava Bruno Crovato, uno dei martiri con Luigi Borgato, Giuseppe Tramontin, Ubaldo Belli, Piero Favretti, Augusto Picutti e Manfredi Azzarita fucilati dai nazisti. Da alcuni anni, poi, il corteo è accompagnato dal Coro 25 aprile, il quale ad ogni fermata delle sette intona le canzoni della Resistenza.

Musica anche all’arrivo, dove sul palco i ragazzi dei corsi musicali della media Alighieri e del liceo Marco Polo si sono esibiti a lungo con i loro strumenti. Oltre ai commissari Cesare Castelli e Sergio Pomponio, ha parlato il presidente dell’Anpi Collovini, il quale ha sottolineato che le radici dell’Italia repubblicana nascono dalla Resistenza. Ha ricordato poi le parole di Pietro Calamandrei, giurista e tra i fondatori del Partito d’azione e membro dell’Assemblea costituente che diede vita alla Costituzione: «Era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere uomini, era giunta l’ora di morire per la libertà». Ha quindi polemizzato con tutti coloro che continuano a sostenere che la Resistenza fu solo “vento del Nord”: «Ma quanti sono i campani, i sardi, i calabresi, i siciliani che hanno ingrossato le fila delle formazioni partigiane, che sono morti». Lo stesso per quello che riguarda i quasi 600 mila militari italiani presi prigionieri dall’esercito tedesco che rimasero nei campi rifiutandosi di combattere nelle formazioni della Repubblica di Salò. Parlando, poi, di un paese spesso smemorato come il nostro, dove il tempo sembra aiutare a mettere tutto sullo stesso piano, ha citato le parole di un grande scrittore, Italo Calvino: «Tutti sono uguali di fronte alla morte, non di fronte alla storia». Pietà, dunque, non solo per i caduti partigiani, ma anche per i repubblichini, ricordando però che i primi hanno combattuto per darci la libertà e la democrazia, i secondi per difendere i nazisti, l’infamia dei campi di sterminio, il colonialismo delle stragi con il gas e il razzismo.

Infine, è toccato al prefetto. Domenico Cuttaia, dopo aver fatto riferimento agli attacchi subiti dai leghisti per quanto riguarda l’accoglimento dei profughi, ha affermato che i principi della Costituzione italiana riguardano tutti, sono diritti e doveri per il genere umano e non solo per i cittadini italiani. Ha sostenuto che è necessario resistere sempre, «una resistenza interiore e individuale e una collettiva». «È necessario resistere alla tentazione di voltarsi dall’altra parte» ha ricordato «anche perché resistere significa anche costruire». «Ora», ha concluso il prefetto, «è più semplice resistere che 70 anni fa, quando si metteva il gioco la vita, adesso basta la sensibilità umana e lo spirito civico. È necessario recuperare la sensibilità collettiva».

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