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«Fondo patrimoniale intoccabile»

San Donà. Il tribunale striglia due banche che avevano ipotecato il deposito

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Il fondo patrimoniale di una famiglia di San Donà non si poteva toccare anche se il marito aveva un debito con le banche. Marito e moglie hanno dunque dimostrato in tribunale che le banche di Monastier e del Sile e banca di San Biagio del Veneto Orientale non potevano aggredire il loro denaro accantonato.

Le banche, che risultavano creditrici del marito, hanno iscritto ipoteca sul fondo patrimoniale istituito a suo tempo dai coniugi e notoriamente destinato a salvaguardare il patrimonio familiare. Le banche volevano successivamente pignorare e poi mettere all'asta gli immobili che i coniugi avevano invece destinato alla famiglia. Allora si sono rivolti a un legale, l'avvocato Riccardo Mazzon, per fermarle nel loro intendimento che avrebbe provocato danni enormi al patrimonio di questa famiglia sandonatese il cui marito, G.M., è un imprenditore.

«Il tribunale», spiega l'avvocato Mazzon, «terza sezione civile di Venezia, ha stabilito che le banche non potevano ipotecare il fondo, perché i debiti erano derivanti da rischio di impresa e non debiti contratti per incrementare il tenore dell'agio famigliare e ha così ordinato alla Conservatoria dei Beni Immobili di cancellare l'Ipoteca, liberando così, di fatto gli immobili ingiustamente ipotecati. In pratica il tribunale ha riconosciuto la "forza" ancora attuale di un istituto, il Fondo Patrimoniale, appunto, che rischia di essere ormai archiviato come appartenente al passato, visto il sempre minor valore che lo Stato attribuisce all'Istituto della famiglia tradizionalmente intesa».

«Nello stesso tempo», aggiunge il legale, «il tribunale ha bacchettato le due banche, che devono essere consapevoli sin da subito che, se danno credito all'imprenditore, non possono poi pretendere di rifarsi sul patrimonio destinato alla famiglia, ma devono limitarsi ad aggredire i beni del debitore che siano al di fuori del Fondo Patrimoniale».

La sentenza ha scritto nero su bianco che per i debiti derivanti da attività professionale o di impresa, la giurisprudenza deve distinguere i debiti contratti per conto dell'impresa familiare o di società di fatto fra i coniugi, dai debiti contratti da uno dei coniugi nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, quest’ultimi estranei appunto al fondo patrimoniale. Le banche sono state così fermate e condannate a rifondere le spese processuali.

Giovanni Cagnassi

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