La Commissione antimafia arriva a Venezia

L’audizione di magistrati e forze di polizia sullo stato delle infiltrazioni malavitose in Veneto è prevista il 30 marzo

MESTRE. La Commissione Antimafia sarà a Venezia il 30 marzo. Il giorno dopo si sposterà a Verona. La commissione presieduta da Rosi Bindi arriva in Veneto, perché gli investigatori che si occupano di criminalità organizzata sono convinti che la nostra regione è una delle “lavanderie” delle organizzazioni criminali, in particolare della Camorra: come in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna, anche qui si ripulisce il denaro frutto di affari sporchi con gli investimenti nel business immobiliare. Una tesi supportata da recenti indagini come il blitz dell'Antimafia di Venezia che, a inizio febbraio, ha sequestrato beni per 130 milioni di euro: l'intero patrimonio di Francesco Manzo, 70 anni, di Nocera Inferiore (Salerno) con ufficio e residenza nel grattacielo di piazzale stazione a Padova.

La Commissione a Venezia, incontrerà il Procuratore Antimafia per il Veneto Luigi Delpino, i responsabili della Dia, i vertici delle forze di polizia e i Prefetti di Venezia, Padova e Treviso. Infatti nella stessa giornata la Commissione oltre a Venezia e provincia affronterà la situazione nelle province di Treviso e Padova. L’indomani a Verona audizione per Verona e Vicenza.

A Venezia oltre a indagini su possibili infiltrazioni camorristiche nel Veneto Orientale, da sempre terra nella quale i gruppi criminali organizzati di stampo mafioso hanno tentato di investire, c’è da capire la questione Tronchetto. Questo dopo l’indagine del Ragruppamento speciale operativo dei carabinieri che prima di Natale hanno eseguito una ventina di perquisizioni tra Mestre e Venezia. Infatti dopo le rivelazioni del boss della famiglia mafiosa dell'Acquasanta Vito Galatolo, che a Mestre - in via San Pio X - è rimasto con la famiglia dall'ottobre 2012 fino al momento dell'ultimo arresto, il 23 giugno dell’anno scorso, e le indagini dei carabinieri del Ros si è iniziato a parlare di mafia a Mestre. Undici le persone perquisite, di cui otto sono indagate per concorso esterno in associazione mafiosa. I provvedimenti sono stati firmati dal pm antimafia di Venezia Giovanni Zorzi. I militari dell'Arma, al Tronchetto, dove Galatolo ha lavorato hanno perquisito gli uffici del veneziano Otello Novello, meglio conosciuto nell'ambiente dei motoscafisti con il soprannome di «Coco cinese».

Tra gli indagati c'è appunto Otello Novello, il cognato Maurizio Greggio, il comandante dei lancioni granturismo delle società del primo, Flauto Donato, e il giovane siciliano finito a Mirano con il padre Franco affiliato alla famiglia mafiosa di Bagheria, Salvatore Caponetto.

A Novello fanno capo due società che gestiscono il trasporto dei turisti che arrivano a milioni a Venezia e in particolare con le auto e i pullman al Tronchetto, la «Canal Grande srl» e la «Travel Venice service srl», di cui sono titolari le figlie dell'imprenditore che da sempre gestisce motoscafi, all'inizio della sua carriera senza alcuna autorizzazione. Novello è anche stato condannato con pena definitiva a un anno e otto mesi di reclusione per concorrenza sleale proprio nell'ambito del trasporto acque dei turisti e la parola mafia non è la prima volta che finisce nel suo curriculum giudiziario, visto che nell'inchiesta finita con la condanna inizialmente gli era stata contestata anche l'aggravante di aver agito con metodi mafiosi, aggravante da cui alla fine è stato assolto dai giudici. Galatolo era qui solo per lavorare o per investire per conto della mafia?

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