«Mai negata la prima Comunione»

Il sacerdote smentisce la mamma che lo accusa di respingere il figlio autistico

TREVISO. «Non entro nel merito del caso specifico, che non conosco, ma la prassi pastorale, di fronte a vari casi di disabili, suggerisce di partire dalla possibilità per i bambini e i ragazzi di intraprendere dei percorsi personalizzati perché possano ricevere i sacramenti, in modo da aiutarli a comprendere il significato di ciò che vivono: l’incontro con Gesù».

Questo il commento del vicario generale della diocesi di Treviso, monsignor Adriano Cevolotto, alla notizia proveniente da una parrocchia del Miranese, dove un sacerdote avrebbe spiegato alla donna che il loro figlio autistico non sarebbe pronto a ricevere la prima Comunione nonostante abbia frequentato il catechismo. Si tratta di una malattia biologica, di origine genetica, che impedisce a chi ne è afflitto di stabilire relazioni. La diocesi ha fatto verifiche per capire cosa sia successo.

Secondo il racconto della madre, tutto sarebbe stato in regola, avendo il ragazzino frequentato dottrina con i suoi coetanei, preparandosi all’appuntamento fissato per metà marzo. Poi, stando sempre al suo racconto, il prete avrebbe suggerito lo stop, valutando il bambino non ancora pronto. Da qui la decisione della donna di andare in un’altra parrocchia, che avrebbe assecondato le loro richieste e avrebbe inserito il figlio nella cerimonia programmata per fine aprile.

Dalla diocesi, interpellata sulla vicenda, sostengono che «non c’è stato alcun rifiuto da parte del sacerdote». Dopo alcune verifiche e aver sentito il diretto interessato, spiegano che la mamma abbia chiesto al prete, in gennaio, di poter portare il figlio in un’altra parrocchia per essere più comoda. Qui avrebbe fatto il normale percorso con gli altri coetanei e poi si sarebbe avvicinato alla prima Comunione come tutti.

In serata, rintracciato al telefono, è voluto intervenire anche il sacerdote. «Confermo la versione della diocesi» dice «e non ho negato la prima Comunione alla famiglia. A inizio anno, la madre mi aveva avvicinato chiedendomi se poteva portare il figlio nella parrocchia dove lei risiede, spiegando che lì il ragazzino avrebbe potuto inserirsi meglio. Pensava fosse la soluzione migliore. Da parte mia, ho solo preso atto della sua scelta. Sono rimasto stupito da questa polemica».

Dunque il prete respinge di aver negato il sacramento: «Anzi, non avrei avuto alcuna difficoltà a concedere la prima Comunione al ragazzino».

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