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Licenziamento illegittimo, giudice reintegra impiegata

CONA. Licenziata dopo vent’anni di lavoro alla Blue Frost srl con sede a Cantarana di Cona in via Valletta. Il motivo? L’esubero del personale impiegatizio in seguito alla crisi. Ed è toccato a lei,...

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CONA. Licenziata dopo vent’anni di lavoro alla Blue Frost srl con sede a Cantarana di Cona in via Valletta. Il motivo? L’esubero del personale impiegatizio in seguito alla crisi. Ed è toccato a lei, una lavoratrice residente nel Piovese con il diploma di ragioneria, assunta il 5 luglio 1994 con contratto a termine, poi trasformato in indeterminato nel marzo 1995, single e senza alcuna fonte di reddito, tranne lo stipendio. Il giudice del lavoro di Padova ha ordinato il reintegro della lavoratrice l’illegittimità del licenziamento. E lo ha fatto con una sentenza che accoglie in pieno il ricorso dell’avvocato giuslavorista Giancarlo Moro. Così l’azienda dovrà non solo riassumere la lavoratrice, ma anche pagare un risarcimento pari alle retribuzioni mancate dalla cessazione del rapporto di lavoro a quella della ripresa, con interessi e rivalutazione. Il 14 marzo 2014 il gruppo Blue Box comunica ai sindacati l’intenzione di ridurre il personale, 219 lavoratori in tutto: saranno “sacrificati” cinque dipendenti a causa «di una difficile congiuntura economica» e di «un oggettivo sbilanciamento della struttura impiegatizia rispetto a quella produttiva che non può essere mantenuta alla luce della situazione di mercato». Non viene trovato un accordo e, alla fine, Blue Box individua tre esuberi: l’impiegata di quinto livello, indicata come addetta al recupero crediti, e due magazzinieri. La richiesta dei sindacati era di prorogare i contratti di solidarietà in nome del principio «lavorare un po’ meno ma tutti» con l’introduzione di percorsi di riqualificazione. Inutile. La lavoratrice, però, non ci sta, si rivolge all’avvocato Moro e fa ricorso. Ricorso nel quale il legale lamenta che le mansioni della lavoratrice sono diverse da quelle indicate dall’azienda (attività di segreteria e amministrative, nulla a che vedere con il recupero crediti) e perfettamente fungibili con quelle di altre colleghe. Poi insiste: l’azienda l’ha licenziata nell’ambito di una procedura di mobilità violando i criteri di scelta del lavoratore da licenziare, l’articolo 4 del decreto legislativo 223 del 1991. Aspetto condiviso dal giudice che scrive nella sentenza come l’impresa debba «indicare in maniera puntuale le modalità con cui sono applicati i criteri di scelta dei lavoratori da licenziare in modo da consentire agli stessi, ai sindacati e agli organi amministrativi di controllare la correttezza dell’operazione». (c.g.)

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