Casson caccia gli assessori del Pd

Chioggia: Il sindaco: «Decisione sofferte ma ineludibile». A casa Salvagno, Girotto, Mantovan e Penzo

CHIOGGIA. Casson caccia gli assessori del Pd. Dopo venti giorni di gelo il sindaco ieri mattina ha firmato la revoca delle deleghe per i quattro assessori Pd spiegando che il rapporto fiduciario è finito e che intende continuare nel suo ruolo nominando una nuova giunta di tecnici con cui si presenterà in Consiglio a breve, forse già mercoledì, e senza alcun accordo con le opposizioni.

La revoca è arrivata dopo un confronto vis a vis con ciascuno dei quattro assessori per spiegare le motivazioni che hanno provocato un gesto così importante. Lasciano la giunta Maurizio Salvagno (vicesindaco, attività produttive, turismo), Narciso Girotto (bilancio, cultura, sport), Mauro Mantovan (patrimonio, urbanistica) e Barbara Penzo (ambiente, pari opportunità, polizia locale), in realtà senza tessera ma indicata dal Pd a agosto dopo la cacciata dell’assessore Silvia Vianello. Che Casson volesse rompere con il Pd era nell’aria da giorni. «Quanto successo negli ultimi venti giorni», spiega Casson, «mi ha imposto di prendere decisioni sofferte, sotto il profilo personale, ma ineludibili e indifferibili sotto l’aspetto politico. Le prese di posizioni del Pd con la plateale uscita dall’aula nel Consiglio del 22 dicembre del gruppo consiliare e dello stesso presidente del Consiglio su provvedimenti proposti da me, ha sancito la fine di un progetto di governo cittadino. Non si può tollerare che venga sistematicamente sconfessata l’azione politica di chi quel progetto incarna essendone il principale protagonista per decisione diretta del popolo. La decisione di revocare le deleghe, frutto di questo clima e di questi rapporti è obbligata dal punto di vista politico, ma a livello personale non può che dispiacermi perché ho maturato stima e amicizia nei confronti degli assessori con cui ho lavorato».

Ora Casson manterrà ad interim le deleghe vacanti per qualche giorno fino al varo di una nuova squadra. «Manterrò il patto con la città», spiega Casson, «che mi ha dato fiducia e che votando direttamente il sindaco con lui solo crea un vincolo originario di fronte al quale ogni mediazione politica va accettata solo se non diventa di intralcio all’attuazione del bene collettivo. Non ho preso e non prenderò alcun tipo di accordo con gli esponenti dell’attuale minoranza. Andrò in Consiglio “senza rete”, con un programma di punti che voglio realizzare e una squadra di governo.

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