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Treni: «Fallito l’orario cadenzato»

Portogruaro. Comitati e Legambiente bocciano l’esperimento. Ieri altri ritardi

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PORTOGRUARO. «La speranza era che risolvesse i problemi che già sussistevano, in realtà ne ha creati altri e ben peggiori».

A un anno dalla sua introduzione, Legambiente ha tracciato il bilancio dell’orario cadenzato. Lo ha fatto con il rapporto Pendolaria 2014, il cui focus sul Veneto è stato presentato ieri a Portogruaro. Proprio la città del Lemene rispecchia tutti i problemi che affliggono la ferrovia nella nostra regione. In particolare la Venezia-Portogruaro, inserita nella top ten delle peggiori linee italiane. E proprio ieri i pendolari della tratta hanno vissuto l’ennesima mattinata da incubo, sembra a causa di un guasto a un treno, con alcuni convogli in parte soppressi e ritardi di oltre un’ora. L’indagine di Legambiente, illustrata da Nicola Nucera, ha posto l’accento sull’assenza di adeguati investimenti regionali e sul mancato coinvolgimento di chi il treno lo usa. Perché avere più treni in alcune fasce orarie (7-9 nei giorni feriali) non basta per dire di avere più qualità. L’aver costruito il cadenzamento senza maggiori investimenti (il Veneto riserva ai treni solo lo 0,13% del bilancio regionale) ha fatto sì che si siano tagliati i treni nelle ore serali e al mattino presto e quelli che circolavano il sabato e la domenica. Un problema che accomuna tutte le linee regionali, ma che è lampante sulla Venezia-Portogruaro: a fronte dell’aumento a 56 “regionali lenti” nei giorni lavorativi, si passa a 28 corse di sabato e a solo 16 nei festivi. Emblematico anche il caso della Treviso-Portogruaro: «Il cadenzamento ha portato a una riduzione di corse in diverse fasce orarie e molti viaggiatori in meno che hanno optato per il bus o l’auto», ha sottolineato Michael Barbazza, dei comitati della tratta. Per Legambiente è la conseguenza di un orario costruito senza tenere conto dei reali flussi di viaggiatori, con il risultato di aver penalizzato l’utenza scolastica che era la principale della linea. Ci sono poi i problemi delle coincidenze sulla Casarsa-Portogruaro. «L’ allarme che lanciamo è la carenza di una programmazione che individui nella ferrovia la modalità di trasporto in sostituzione dell’auto», ha concluso Maurizio Billotto, di Legambiente Veneto Orientale, «Oppure l’unica mobilità voluta dalla Regione è quella in auto, ma se è così noi siamo fortemente contrari». ,Sulle problematiche dei pendolari è intervenuto pure l’onorevole Prataviera con una lettera al ministro Lupi e al governatore Zaia.

Giovanni Monforte

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