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Incendio cupola dell’Excelsior scontro tra consulenti sulle cause

Per l’esperto della Procura, si è trattato di un rogo colposo: la classica guaina troppo surriscaldata Per la difesa dell’impresa al lavoro, l’atto è stato invece doloso: qualcuno avrebbe puntato un cannello

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LIDO. Consulenti “contro” consulenti sulle cause dell’incendio che a primavera ha danneggiato gravemente la cupola dell’hotel Excelsior e la sottostante suite.

Per il consulente della pubblico ministero Francesca Crupi - l’ingegner Francesco Pilo dei Vigili del fuoco - il rogo ha avuto origini colpose, per la più classica delle cause d’incendio a Venezia: una disattenzione nella posa della guaina della cupola, che viene surriscaldata e sciolta con la fiamma di un cannello.

Per il consulente della difesa - il chimico Giampietro Zucchetta - si è invece trattato di un atto doloso: il cannello in dotazione agli operai che stavano lavorando ai bagni, sarebbe stato puntato da mani ignote contro la struttura della cupola. Per la Procura - che ha iscritto al registro degli indagati Saverio e Antonio De Martino, i titolari dell'omonima ditta di costruzioni del Lido al lavoro sull’hotel, e i due dipendenti moldavi che stavano lavorando al momento dell' incendio - è impossibile che si sia trattato di un atto doloso, perché sin dal primo momento i vigili del fuoco hanno individuato come esterno alla cupola il punto d’innesco dell’incendio. Al contrario, per gli avvocati difensori Renato Alberini e Augusto Palese, «è impossibile che la causa dell’incendio sia stato un surriscaldamento della guaina, perché i lavori di posa si erano conclusi da tre giorni». I legali annunciano la richiesta di incidente probatorio, per mettere a confronto i consulenti.

La colonna nera del rogo si era levata alta sul cielo del Lido - visibile fin da Venezia - all’ora della pausa pranzo degli operai, poco dopo mezzogiorno del 30 aprile: in poche ore aveva gravemente danneggiato la suite sottostante e le operazioni di spegnimento erano state alquanto complesse e durate a lungo. La «De Martino Costruzioni» avrebbe dovuto consegnare la suite a chi gestisce l'albergo dopo i restauri entro il 31 maggio. Ma l' incendio ha sconvolto i piani, visto che l'appartamento sotto la cupola era stato posto sotto sequestro. Spente le fiamme, i pompieri e gli agenti del Commissariato del Lido avevano confermato che, nell'appartamento in ristrutturazione, c'era una bombola di gas, normalmente utilizzato per alimentare il cannello a gas usato per riscaldare le superfici o fondere materiali. In edilizia viene solitamente utilizzato per riscaldare i grandi fogli di tela catramata utilizzata per impermeabilizzate i tetti, una pratica vietata a Venezia (si possono stendere anche a freddo) perché ha provocato decine di incendi, per il surriscaldamento delle travi.

Secondo la difesa, il cannello - utilizzato nel restauro di alcuni bagni - sarebbe stato usato in maniera dolosa per danneggiare il cantiere. Per la Procura, invece, si sarebbe trattato di incendio colposo: un errore. (r.d.r.)

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