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I commercianti abusivi impazzano all’Accademia

Gli ambulanti si sono spostati da Riva degli Schiavoni in altre zone. Le forze dell’ordine controllano, ma non basta

di Vera Mantengoli
2 minuti di lettura

VENEZIA. «Selfie, selfie!». Non si arresta il mercato abusivo nelle calli e nelle fondamenta della città. Ieri, approfittando della giornata di sole e delle migliaia di turisti in passeggiata, i venditori di asticelle per farsi i selfie con macchine fotografiche o smartphone e quelli di borse, hanno invaso l’area del Ponte dell’Accademia fino a poco prima di Piazza San Marco.

In Calle XXII Marzo, uno vicino all’altro, una fila di abusivi sostava con lenzuolo e merce davanti alle vetrine di lusso, richiamando l’attenzione dei passanti dicendo «Selfie, selfie!». Anche nei pressi della Frezzeria, seduti sulle passerelle pronte per l’acqua alta, i venditori facevano i loro affari tranquillamente. Riva degli Schiavoni era invece controllata dalle forze dell’ordine e quindi senza abusivi. Un paio di uomini della Guardia di Finanza era fermo su uno dei ponti della fondamenta, mentre un paio di carabinieri camminavano in divisa.

Soltanto un venditore di borse vicino al Ponte della Paglia continuava indisturbato il suo lavoro, invitando a guardare la propria merce. Nei giorni scorsi, proprio la GdF, aveva scoperto un appartamento gestito da un bengalese in una delle calli che dalla Riva portano all’interno. Qui, i venditori si venivano a rifornire della merce contraffatta utilizzando il locale come deposito. Poco lontano, vicino a San Marco, era venuta a galla un’altra truffa, questa volta però gestita da una coppia veneziana che vendeva foulards spacciandoli per prodotti di marca firmati «Versace».

La «filiera del falso» sembra inarrestabile, nonostante siano in corso indagini per tentare di dissuadere chi vende merce senza scontrino, magari proprio di fronte ai commercianti. Una situazione che può portare allo scatenare di conflitti, soprattutto in un periodo di crisi quando l’Agenzia delle Entrate passa al setaccio le spese di chi ha un’attività in regola. Si è scoperto che alcuni angoli della città sono diventati nascondigli dove depositare parte della merce, come il tombino di fronte a Palazzo Fortuny, usato spesso per mettere asticelle o palline di gomma.

Nei social network non mancano i racconti di chi vede, magari dalla propria finestra, i venditori nascondere dei prodotti e poi scende per prenderli e, in un certo senso, farsi giustizia da sé. Chi vende in strada spesso lo fa per sopravvivere ed è l’ultimo anello di un sistema illegale già collaudato, ma rimane pur sempre un’attività contro la legge.

La campagna contro la contraffazione si sta portando avanti in molti modi, anche se sembra che l’unico deterrente sia la presenza fissa, ma anche in questo caso spesso si assiste alla scena di venditori che si rifugiano in qualche calle alla vista delle forze dell’ordine, per poi ritornare dopo poco nello stesso posto di prima.

Finora si è provato a dissuadere anche chi compra, appiccicando per terra dei grandi manifesti con la sagoma di un uomo gialla (simile alla scena di un crimine) e la scritta «Fake kills your style. Don’t buy» («La contraffazione uccide il tuo stile. Non comprare», ndr), ma la campagna presentata dalla Prefettura è servita a poco. Nel giro di un mesetto gli avvisi si sono consumati e i manifesti hanno iniziato a staccarsi dai masegni.

Da poco invece il Comune ha diffido contro l’acquisto di merce abusiva 300 locandine e 13 mila volantini, inclusi quelli contro i lucchetti. Una passione morbosa, quella dei lucchetti. Nonostante i corrimano sostituiti appositamente per rendere impossibile l’aggancio, i lucchetti continuano infatti a essere attaccati al Ponte dell’Accademia, nei pochi angoli dove è ancora possibile. Chi viene colto in flagranza mentre acquista merce contraffatta, dovrebbe pagare 50 euro. Dovrebbe perché anche il compratore attende che non ci sia nessuno e, così facendo, contribuisce allo stesso modo di chi vende a incrementare un giro di illegalità.

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