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Una “Venezia d’Oriente” inaugurata in Cina

Aperta da pochi giorni a Dalian, nel nordest del Paese, con quattro chilometri di canali, gondole e gondolieri per i turisti

di Enrico Tantucci
2 minuti di lettura

VENEZIA. Un’altra Venezia “liberamente” copiata. Questa volta non a Las Vegas, e neanche a Macao - sempre in stile Casinò - ma direttamente nel cuore della Cina, per fare un po’ di turismo interno, “evocando” l’atmosfera romantica della città lagunare.

La replica, molto “libera” di Venezia, con palazzi che non richiamano l’architettura veneziana ma piuttosto quelle delle architetture del Nord Europa, prevede però un canale artificiale di quattro chilometri che attraversa il cuore del distretto. Allo stato attuale, solo il primo tratto di un chilometro è aperto al pubblico.

La nuova Venezia cinese - che sta aprendo proprio in questi giorni - è stata costruita nella città portuale di Dalian, nella provincia di Liaoning nel nord est del Paese.

Qui i turisti paganti possono anche fare giri in gondola, con tanto di gondolieri vestiti con una libera interpretazione della loro tenuta tradizionale, sforzandosi comunque di dare un tocco di autenticità in più.

Il canale è circondato da entrambi i lati da palazzi creati su stile europeo disegnati da architetti cinesi che hanno visitato Venezia e cercato di copiare a loro modo alcuni dei palazzi più popolari, in un tentativo ambizioso di emulare lo stile unico della Venezia moderna.

Secondo i creatori dell’opera, il sistema del canale è stato scelto in modo da poter combattere l’aumento del traffico e del numero di auto in circolazione, che stava compromettendo pesantemente la qualità dell’aria nella città a causa dell’inquinamento.

Il progetto di costruzione della Venezia orientale è costato circa 600 milioni di euro. Le immagini del progetto hanno ottenuto ampi consensi nei siti di social media cinesi, ma in molti hanno fatto notare che era triste che la Cina non avesse usato la propria architettura unica come base per il progetto, scegliendo invece ancora una volta di copiare dagli stranieri. Il progetto di costruzione colossale, soprannominato la "Venezia d'Oriente" dai media locali, è una mossa ambiziosa della città per promuovere il turismo nella zona.

Solo lo scorso anno è stato rivelato che la Cina aveva creato una versione copia del villaggio alpino di Hallsatt, che è un luogo riconosciuto come patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco e si trova in Austria, provocando una reazione rabbiosa da parte degli austriaci, che non solo non furono consultati, ma non ebbero nemmeno richieste di permesso per il progetto.

La replica di Hallstatt si trova nella provincia cinese di Guangdong, e la notizia della sua creazione venne fuori solo quando un visitatore cinese si lasciò sfuggire del progetto durante una vacanza nella vera Hallstatt.

Per Venezia, invece - nonostante il marchio voluto dall’allora sindaco Paolo Costa, teoricamente per tutelare il copyright della città - le repliche più o meno riuscite nel mondo ormai si sprecano indisturbate - sempre con l’obiettivo di far soldi rievocando lo spazio scenico della città e il suo rapporto con l’acqua – come avviene per i vetri finti di Murano e nessuno in laguna sembra preoccuparsene.

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