Il Comune di Venezia dice no al Contorta: non farà bene alla laguna

L'amministrazione recepisce lo studio critico di D’Alpaos e del Corila: domani l’approvazione. Manno: non è un parere politico

VENEZIA. «Non è un parere politico, non era questo il mandato. Ma una delibera di osservazioni tecniche e scientifiche, basate su dati e sperimentazioni».

Il subcommissario Natalino Manno ci tiene alla precisazione. Il corposo documento - oltre cento pagine - è stato messo a punto dai tecnici del Comune, integrato con gli studi del Corila e dell’istituto di Idraulica dell’Università di Padova diretto dal professor Luigi D’Alpaos. Consegnato in queste ore al commissario Zappalorto e ai subcommissari, che lo approveranno definitivamente domani con i poteri del Consiglio comunale. Un documento non ancora reso noto nei dettagli. Che esprime però critiche piuttosto dure allo Studio per l’«adeguamento» del Contorta presentato dall’Autorità portuale e dai suoi consulenti. Osservazioni «scientifiche». Che mettono in luce, ad esempio - è la parte ripresa da D’Alpaos - che la nuova via d’acqua potrebbe avere gravi conseguenze sul già precario equilibrio della laguna centrale. «Abbiamo messo a disposizione il nostro studio», spiega D’Alpaos, «fatto con i colleghi Lanzoni e De Fina e inviato al ministero come osservazione. Ribadiamo la nostra convinzione, basata su studi e sperimentazioni, che il nuovo canale certo non farà bene alla laguna».

Le osservazioni riguardano anche i Piani urbanistici. Nello Studio del Porto si certifica che il nuovo scavo «è conforme alla strumentazione urbanistica vigente». Ma secondo il Comune questo non risponde a verità, perché sia il Piano di assetto del territorio (Pat) che la Variante al Prg per le isole della laguna non prevedono interventi del genere. Si criticano anche le modalità con cui sono state fatte alcune affermazioni, non supportate da una campagna di rilievi adeguata.

«Si deve cambiare il sistema, procedere con i sacri crismi della scienza e della tecnica, verificare prima di mandare avanti un progetto», scandisce D’Alpaos. Anche in questo caso, sembra intendere il professore, una delle più alte autorità nel campo dell’idraulica lagunare, si è invece scelta la strada contraria.

Prima il progetto, poi la dimostrazione che «fa bene alla laguna». Ecco allora che il Porto, oltre al piano dello scavo (sei milioni di metri cubi di fanghi da scavare per portare la profondità del canale da 2 a 10 metri e mezzo) ha realizzato un progetto di barene e velme artificiali. Gli effetti che questo sistema di arginature produrrà nella laguna centrale è sotto la lente degli studiosi. In questi giorni si stanno chiudendo i termini per la presentazione delle osservazioni.

Alla fine sarà il ministero per l’Ambiente a firmare l’eventuale decreto di compatibilità ambientale per il progetto. All’epoca del Mose, nel 1998, la Via fu negativa. Ma poi il Consiglio dei ministri approvò ugualmente l’autorizzazione ad andare avanti.

All’esame della commissione Via c’è anche l’altro progetto alternativo del terminal passeggeri in bocca di Lido, presentato da Cesare De Piccoli e dalla socità Duferco. Navi fuori della laguna e problemi risolti all’interno. Anche se restano i nodi dell’impatto visivo - la banchina davanti a Punta Sabbioni è lunga 930 metri - e quello del trasporto di passeggeri e merci dalla Marittima a San Nicolò. Intanto il giudizio riguarda il progetto Contorta: 148 milioni di euro compresa la ricostruzione delle barene che per il momento ancora non sono disponibili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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