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Omaggio alla memoria della città

Mirano. Commozione, ricordi e qualche polemica ieri alle cerimonie per gli ex sindaci partigiani

di Filippo De Gaspari
1 minuto di lettura

MIRANO. Mirano rende omaggio ai “sindaci” partigiani: la città si commuove di fronte a quattro targhe in marmo svelate ieri mattina in altrettanti luoghi simbolo del centro e dedicate a Eugenio Bruno Ballan, Gioacchino Gasparini, Luigi Argeo Masaro e Giancarlo Tonolo, antifascisti e partigiani prima, poi amministratori protagonisti tra gli anni ’60 e ’80, l’altro ventennio, quello della trasformazione di Mirano in città. Figure sulle quali però la città stessa resta divisa: alla commemorazione mancano esponenti vicini al centrodestra, le minoranze in Consiglio e le altre associazioni d’arma. Non mancano invece i parenti stretti dei quattro amministratori ricordati, gli eredi e le loro vedove, il sindaco Maria Rosa Pavanello con la giunta, l’ex sindaco Gianni Fardin, i rappresentanti dell’Anpi, l’associazione dei partigiani d’Italia, la Cia-Confederazione italiana agricoltori e la Filarmonica di Mirano.

Alla Casa della Musica di via Gramsci il ricordo è per Gioacchino Gasparini, sindaco dal 1961 al 1970, motore del nuovo piano regolatore, dell’acquisizione pubblica delle ville e dell’arrivo delle scuole superiori in città. Fu anche il rifondatore della banda cittadina. In via Castellantico, la vecchia “Piazzetta operaia” è dedicata da ieri al comandante Eugenio Bruno Ballan, che guidò i partigiani della battaglia del Parauro, l’11 ottobre 1944, prima di diventare sindacalista e consigliere comunale. In barchessa di Villa 25 Aprile la targa viene svelata per Giancarlo Tonolo: fu il professore, sindaco dal 1970 al 1980, a istituire qui il centro di iniziativa culturale, facendo di Mirano un polo culturale riconosciuto ovunque. Il teatro di Villa Belvedere porta invece la dedica a Luigi Argeo Masaro, vicesindaco dell’era Tonolo, fautore del piano regolatore della Mirano d’oggi, che difese strenuamente, perdendo per questo anche molti amici. «Se oggi Mirano è così, è grazie a loro», spiega l’ex sindaco Fardin. «Siano questi luoghi un riferimento costante per chi si occupa della città e del territorio», ha detto commossa Laura, la vedova di Masaro. Vittorio, il fratello di Argeo, fissa a lungo la targa. Come lui altri anziani reduci di quegli anni, ora di fronte ai ricordi di una vita trascorsa insieme ai loro compagni. Occhi lucidi, mani tremanti e lunghi silenzi esprimono la loro gratitudine per veder finalmente conclusa l’ultima battaglia, quella del riconoscimento pubblico. Si chiude la lunga era della ricompensa per i “sindaci partigiani”, si apre per Mirano quella della memoria.

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