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Sotto inchiesta per falso sospeso l’avvocato Bottacin

Causa per una servitù di passaggio: all’ex consigliere leghista viene contestata anche l’appropriazione indebita. «Non vedo l’ora di essere sentito dal giudice»

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MESTRE. Sospeso e inibito dall’esercitare la professione di avvocato, fino al termine delle indagini a suo carico. Il provvedimento - richiesto dal pubblico ministero Roberto Terzo e disposto dal giudice per le indagini preliminari Vicinanza - è stato notificato ieri dai carabinieri a Nicola Bottacin, civilista mestrino, già consigliere comunale della Lega Nord, poi transitato nelle fila di An, infine candidato alla Camera per il Popolo delle Libertà e nel Cda dell’istituzione Bosco e Grandi Parchi del Comune. Bottacin è sotto indagine per falso e appropriazione indebita, con l’accusa di aver fatto credere a un suo cliente di aver istruito un procedimento presso il Tribunale civile, di avergli detto di averlo addirittura vinto, consegnandogli un verbale d’udienza e un provvedimento del giudice, che - secondo le contestazioni del pubblico ministero - sono risultati falsi.

La vicenda nasce da una lite per una servitù di passaggio tra due vicini di casa: uno di questi si rivolge a Bottacin per aprire un procedimento civile, per esercitare i suoi diritti e chiedere un risarcimento danni. Dopo qualche tempo, l’avvocato - secondo le contestazioni - presenta al cliente due atti, a riprova non solo di aver istruito la causa, ma di averla anche vinta, con la liquidazione di 20 mila euro di danni. Passano i mesi, ma della “vittoria” non si hanno più notizie e il cliente si rivolge ad un altro legale, l’avvocato Luca Fonte. Così vien fuori che il ricorso non era mai stato presentato e parte la querela, arrivata sul tavolo del pm Terzo, che ora contesta il falso degli atti e anche l’appropriazione indebita, perché il cliente non è mai riuscito a riottenere dall’avvocato Bottacin gli atti che aveva presentato per istruire la pratica. Da qui il provvedimento di sospensione cautelare dalla professione.

Bottacin si difende spiegando che la causa effettivamente non l’aveva fatta, perché non aveva mai ricevuto mandato per farla, negando di sapere alcunché dei falsi atti che gli vengono contestati e, anzi, di avanzare soldi dall’uomo: «Non vedo l’ora di essere sentito dal magistrato, per poter spiegare le mie ragioni». (r.d.r.)

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