I parchi invasi da migliaia di musulmani

La comunità islamica per la prima volta in preghiera a Catene e ad Altobello. Sognando una vera moschea in terraferma

MESTRE. Migliaia di fedeli di Allah ieri mattina, a partire dalle sette, hanno invaso la città per festeggiare la fine del Ramadan, la cosiddetta Id Al Fitr, la “festa dell’interruzione” che prevede la preghiera in un luogo aperto. La comunità islamica di Venezia e provincia, assieme alla comunità islamica di Spinea, ha chiesto in uso il parco di Catene, dove è stato organizzato un evento in grande per i credenti. I bengalesi di Marghera hanno affittato la palestra ex Edison di via Mameli, mentre i bengalesi di Mestre (via Costa e via Fogazzaro) si sono ritrovati al Palaplip di via San Donà e per la prima volta hanno ottenuto l’utilizzo del parco di Altobello, a due passi dalla chiesa della Madonna Pellegrina.

Catene. Oltre mille persone munite di tappetino, si sono sedute ordinatamente in fila nel prato, rivolte verso la Mecca. Gli uomini da una parte, le donne di poco spostate indietro. Il bar del parco ha aperto alle sei, visto che i primi hanno iniziato ad arrivare poco dopo. L’area verde è stata allestita con tanto di altare da cui ha parlato l’Imam, il minbar, un gazebo dove si vendevano e si prestavano corani, tappetini, profumi da spalmare e per odorare la casa e le zone di preghiera, oggettistica a tema. Su un lato invece, una zona bambini con tanto di regalini e poi dei fornitissimi banchetti per brindare e fare colazione come si deve dopo la preghiera.

Tutto si è svolto come da programma, i volontari contrassegnati da maglietta rossa e berretto con la bandiera italiana, hanno fatto accomodare i fedeli. C’era chi si occupava dei parcheggi, chi di segnalare il sito, chi dell’impianto, dell’acustica, della sistemazione dei posti. Nulla lasciato al caso. È stata raccolta la “zakat”, che si versa durante il Ramadan e ammonta a 7 euro, prezzo fisso, destinati ai poveri, agli studenti, ai volontari. L’Imam, Hamad Mahammed, nella sua omelia, ha parlato dell’’importanza dell’unione di tutti i musulmani sotto lo stesso Dio, pur nella diversità delle numerose provenienze diverse, pregando di evitare nazionalismi e invitando i fedeli a dare il buon esempio nel Paese che li ospita, puntando sui valori comportamentali. Soddisfatto della riuscita dell’evento Mohamed Amin Al Ahdab, il presidente della comunità islamica di Venezia e Hamid Blaouali, responsabile del centro di Spinea. Ben trenta le etnie presenti, marocchini, siriani, libanesi, nigeriani, egiziani, turco macedoni. La maggior parte dei bengalesi della comunità di via Paolucci di Marghera, si sono riuniti in via Mameli, dove hanno affittato una palestra e pregato a turni, colorando le strade con le loro tuniche variopinte.

Altobello. Sempre i bengalesi, questa volta però della comunità mestrina di via Costa e via Fogazzaro, hanno chiesto, per la prima volta quest’anno, di poter utilizzare il parco di Altobello. La zona pedonale si è trasformata in una grande moschea all’aperto. La comunità ha coperto la pavimentazione, poi vi ha appoggiato i tappetini. In testa al parco la zona per il capo spirituale, gli altoparlanti. I fedeli hanno pregato, una volta terminate le litanie della festa, brioche per tutti ordinate al bar sotto i portici. In centinaia hanno pregato, come tutti gli anni, anche al Palaplip di via San Donà.

Il tutto sognando una vera moschea in terraferma.

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