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In arrivo altri 40 profughi il primo hub nascerà a Mestre

Sopralluogo tecnico all’ex scuola elementare di Trivignano per attrezzarla ad accogliere gli ospiti È l’unica struttura che può essere allestita in tempi brevi. Il prefetto chiama a rapporto gli operatori

di Carlo Mion
2 minuti di lettura

Una quarantina di profughi in arrivo tra oggi e domani sera a Venezia e ieri sopralluogo nell’ex scuola elementare di Trivignano dove sarà realizzato il primo hub per migranti in Veneto. Gli hub, almeno tre nella nostra regione, sono centri dove i migranti, arrivati dopo poche ore dallo sbarco in Sicilia, vengono tenuti in attesa della definitiva sistemazione. Luoghi che, in teoria, li devono ospitare per pochi giorni.

I trentacinque migranti in arrivo nella nostra provincia fanno parte dei duecento annunciati due gironi fa e che, entro domani, saranno sistemati in Veneto. Trentanove di questi stranieri saranno ospitati tra Padova e provincia.

Ieri mattina tecnici del Comune di Venezia e della Regione hanno eseguito un sopralluogo nella ex scuola elementare di Trivignano. È la struttura che più di ogni altra, tra quelle individuate durante il Tavolo tecnico di mercoledì in prefettura, pronta per ospitare in breve il centro di smistamento dei profughi in arrivo da noi. Sarebbe il primo hub ad aprire in Veneto. La verifica all’interno dell’edificio è servita per capire se si possono realizzare dei servizi (docce e gabinetti) ad uso delle persone che saranno ospitate. La struttura, funzionante fino allo scorso anno, potrebbe anche ospitare dei posti letto, tanto che Comune e Regione sono indirizzati a realizzare il centro di smistamento all’interno del fabbricato. E quindi, molto probabilmente, non sarà realizzata la tendopoli di cui parlava il prefetto Domenico Cuttaia, mercoledì, durante il “Tavolo tecnico regionale sui migranti”.

I centri di smistamento da realizzare in Veneto sono almeno tre. La decisione è quella di localizzarli non lontano dagli aeroporti di Venezia, Treviso e Verona. Ma considerate le difficoltà incontrate, fino ad oggi, dal Prefetto di Venezia Domenico Cuttaia coordinatore del tavolo sui migranti, qualsiasi luogo individuato diventa praticabile. I siti dove realizzare le tendopoli per ospitare temporaneamente queste persone, erano stati già individuati tre anni fa durante la prima emergenza profughi.

L’unica vera collaborazione, per gestire questa difficile situazione, è stata fornita allo Stato, dal Comune di Venezia. Molti altri enti locali hanno sollevato dubbi sulla gestione dell’emergenza dopo l’accordo tra Stato e Regioni. In molti temono che i profughi restino a carico degli enti locali, una volta terminata l’emergenza e finiti i soldi (35 euro al giorno per migrante), erogati dallo Stato. A Mestre inizia a montare la protesta tra gli abitanti di Trivignano. La gente teme che finisca come in via del Gaggian, dove in una struttura usata dalla Caritas i migranti, arrivati tre anni fa, sono rimasti anche una volta terminati i fondi dello Stato. La loro presenza ha creato, nel tempo, parecchi attriti con la popolazione che abita in zona.

«Se essere umani significa mettere queste persone in discariche a cielo aperto vuol dire che è cambiato il concetto di umanità». Lo ha detto il presidente della Regione, Luca Zaia, riferendosi alla realizzazione di tendopoli in caserme dismesse. «Così non si aiutano questi poveri disgraziati e non si può pensare che una regione come il Veneto possa ancora accettarli. Il Veneto ha già fatto il suo, siamo la regione con maggiore pressione demografica straniera in Italia e non capisco quale Eldorado possa rappresentare il Veneto per queste persone con la disoccupazione che c'è. Abbiamo capito che in Italia la politica dell'immigrazione la sta gestendo il presidente della Camera - ha concluso - e mi chiedo cosa dica il premier davanti a questo esodo biblico».

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