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"Sì ad arresto Galan". La giunta della Camera vota 16 a 3

TANGENTI MOSE Per i commissari via libera ai magistrati. Voto in aula martedì 15

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VENEZIA. Inchiesta Mose e caso Galan: la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati ha votato a favore dell'arresto di Giancarlo Galan, implicato nell'inchiesta per le tangenti del Mose, elargite dal Consorzio Venezia Nuova.

Procedura spedita. Si procede a passi spediti verso il voto in aula alla Camera, previsto per martedì 15 luglio. Ieri Pd e M5S avevano annunciato il loro sì alla richiesta d’arresto presentato dalla Procura di Venezia nei confronti del deputato di Forza Italia. Oggi  il voto a scrutinio palese con chiamata nominale della Giunta delle autorizzazioni a procedere, presieduta dall’onorevole Ignazio La Russa: i commissari hanno votato a favore dell'arresto dell'ex presidente del Veneto e attuale deputato di Forza Italia. I voti a favore dell'arresto sono stati 16 (Pd, M5S, Sel, Sc, Lega Nord); hanno votato contro l'arresto Ncd, Fi e Psi. Il presidente Ignazio La Russa non ha votato.

La Russa: "Grande attenzione". "Qualcuno ha detto che il risultato era scontato, ma non è stato così". Lo ha affermato il presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, Ignazio La Russa, commentando il voto favorevole all'arresto di Giancarlo Galan. "C'è stata - ha aggiunto - grande attenzione dei commissari alla materia trattata".

Il retroscena. I dieci consiglieri democratici e i tre grillini, avevano ribadito di non aver ravvisato il fumus persecutionis nelle 16 mila pagine inviate dai magistrati ai 21 «commissari» che per un mese hanno letto e riletto il capo di imputazione e le tre memorie difensive presentate da Giancarlo Galan. Si è potuto quindi dare il via libera, come nel caso dell’onorevole Fracantonio Genovese. Decisamente contrari alla richiesta d’arresto invece Forza Italia e Ncd, come spiega Antonio Leone: «Il fumus è oggettivo. Galan ha chiesto di essere ascoltato dalla Procura di Venezia, ma gli hanno chiuso la porta in faccia. Le garanzie processuali non sono state rispettate, abbiamo ricevuto una nuova memoria difensiva in cui il deputato padovano fa riferimento all’architetto Zanaica che può documentare con precisione gli anni in cui la villa di Cinto Euganeo è stata restaurata: la memoria avvalora la tesi della prescrizione del reato o comunque di una pena inferiore ai due anni, in sintonia con i patteggiamenti della Minutillo e di Baita che sono stati addirittura inferiori. Perché far provare l’onta del carcere all’onorevole Giancarlo Galan? Io sono contrario, ma temo la maggioranza schiacciante di Pd e M5S», spiegava Leone.

Non così l'hanno pensata i rappresentanti degli altri partiti. Ora la posizione dell'ex presidente della giunta regionale veneta, rimasto al suo posto per 15 anni senza alternanza, sembra ai più irrimediabilmente compromessa.

Voto segreto in aula? Ma dopo il via libera della Giunta per le autorizzazioni alla richiesta di custodia cautelare nei confronti di Giancarlo Galan, tocchera' all'Aula di Montecitorio l'ultima parola. Da calendario l'approdo del 'caso Galan in Aula e' previsto per martedì prossimo alle 17, conferma il relatore Mariano Rabino (Sc), che manterra' il ruolo anche per l'Assemblea. Quanto all'ipotesi di voto segreto, spiega: ''in Giunta non ho sentito questa ipotesi, ma fuori dalla Giunta ho sentito che alcune forze politiche potrebbero avanzare la richiesta di voto segreto''. Rabino rivendica che l'esame del fascicolo e' stato ''molto approfondito in un clima sereno''. Detto questo, ''io ritengo sia il caso di riflettere sull'immunita' che va superata''. Infine, Rabino sottolinea che nella parte finale della sua relazione ''mi sono fatto carico della novella normativa in vigore dopo la richiesta del Gip e invito i magistrati, nel rispetto della loro autonomia, a valutare l'applicazione delle nuove norme''.

Le contromosse. Ma si tenterà fino all'ultimo di far slittare il voto in aula, previsto al momento per martedì prossimo alle ore 17. A quanto si apprende, un gruppo di parlamentari potrebbe chiedere alla presidente della Camera Laura Boldrini di valutare lo slittamento del voto. La richiesta di custodia cautelare in carcere spiccata dal giudice per le indagini preliminari di Venezia nell'ambito dell'inchiesta Mose, collide infatti con la norma del decreto sul risarcimento dei detenuti, che per reati punibili fino a un massimo di 3 anni prevede gli arresti domiciliari e non la custodia in carcere. Per questo i parlamentari vogliono che la magistratura si pronunci sulla richiesta nei confronti dell'ex presidente della Regione Veneto prima che a decidere sia l'aula. Dopo la decisione finale di Montecitorio, prevista per il 15 luglio, per Galan si aprirebbero le porte del carcere. Anche se la normativa vigente non lo prevede più. Oggi questa posizione è stata sostenuta dai membri di Fi, Ncd e Psi in giunta per le autorizzazioni, su iniziativa del socialista Di Lello. Ma la giunta ha bocciato la proposta a larga maggioranza. A quanto si apprende l'appello sara' riproposto all'indirizzo della Boldrini stessa, perche' si esprima se possibile con la convocazione della capigruppo. Lo stesso relatore in giunta Mariano Rabino, pur escludendo nella sua relazione il fumus persecutionis nell'inchiesta su Galan, e sottolineando che "la nuova disciplina non comporta automatismi applicabili ipso iure al caso di specie", ha espresso l'auspicio che "sia la magistratura a valutare- in tempi ragionevolmente brevi- la conformita' del provvedimento restrittivo piu' afflittivo con le recenti modifiche legislative dell'istituto della carcerazione preventiva, recate dal decreto in via di conversione da parte delle Camere".

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