In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Il ricordo di Sinopoli vivrà in una Fondazione

Morto dopo 19 mesi di agonia: trecento persone al commosso addio in Duomo Corona di fiori del Comune, la sorella Virginia: «Te ne sei andato senza rancore»

di Gianluca Codognato
2 minuti di lettura

Il suo ricordo vivrà in una Fondazione che porterà il suo nome ma intanto ieri, giorno dei suoi funerali, quello più vivido e intenso è affidato alle sorelle. Anna lo immagina ora sereno, seduto sulla sua poltrona con un bicchiere di Porto fra le dita, Virginia ricorda commossa il calvario degli ultimi due anni: «Te ne sei andato senza rabbia, odio o rancore. Anche nella tua ultima battaglia non hai mai perso la speranza, sei stato il nostro eroe. Arrivederci, ciao Gabri». L’ultimo saluto a Gabriele Sinopoli, 65enne promotore finanziario mestrino morto lo scorso 12 aprile in seguito a una crisi epilettica, probabilmente riconducibile alla brutale aggressione subita due anni fa in via Verdi, vive gli attimi più intimi quando il suo ricordo passa attraverso le parole di chi gli era più vicino. Le sorelle, anzitutto, ma anche l’amico Orazio e i compagni di classe del figlio Filippo.

Eppure, nel Duomo di Mestre, l’addio a Sinopoli assume anche un significato simbolico, legato al grande impatto emotivo generato dal pestaggio subito dall’uomo quella maledetta notte fra il 2 e il 3 settembre del 2012. È così che in chiesa si ritrovano circa 300 persone: amici, parenti, ma anche tanti mestrini che non conoscevano personalmente il promotore finanziario, fratello dell’illustre maestro d’orchestra Giuseppe, scomparso precocemente nel 2001, ma che vogliono testimoniare solidarietà alla famiglia.

Nelle prime file, come “atto doveroso”, siedono il vicesindaco Sandro Simionato e l’assessore Gianfranco Bettin. Da parte del Comune, anche una corona di fiori posta all’esterno della chiesa. La celebrazione si apre con le parole di don Lorenzo De Lazzari: «Gabriele era un uomo appassionato della vita», dice il viceparroco di San Lorenzo, «anche se la sua vita è stata lambita dalla tenebra del dolore».

I presenti ascoltano in rispettoso silenzio, mentre l’eucarestia prosegue nel suo rituale. Ma il pathos e la commozione prendono il sopravvento quando i compagni di classe del piccolo Filippo, figlio di Gabriele, esprimono al microfono tutta la loro vicinanza all’amico colpito dal terribile lutto.

Alle sorelle Virginia e Anna spettano le parole più toccanti. «Sei stato una persona caparbia, volitiva, capace», sussurra Virginia commossa. «Avevi moltissimi amici, grazie alla tua discrezione, alla tua gentilezza, alla tua disponibilità, alla tua generosità. Eri un vulcano di idee, di progetti, di passioni. La tua allegria contagiosa ci ha aiutato ad affrontare le avversità della vita. Anche dopo quello che è accaduto, non hai mai avuto un atteggiamento di rabbia o di odio. Sei stato il nostro eroe».

Anna si appoggia a figure più eteree, immaginandosi il fratello «seduto sulla sua poltrona, finalmente tranquillo, con un bicchiere di Porto in mano». Mentre l’amico Orazio, con la voce rotta dalla commozione, porta gli estremi saluti da parte di altri amici, “quelli del golf, del bridge, quelli di Taormina e quelli di Lipari”.

Al termine della cerimonia Marzia, moglie di Gabriele, riceve gli abbracci di tutti. Sandro Simionato stringe la mano a un altro fratello, Daniele, che esprime gratitudine al Comune per l’annunciata volontà di dichiararsi parte civile al processo contro i 30enni mestrini accusati dell’aggressione. «La nostra presenza era doverosa», spiega il vicesindaco. «In questa dolorosa vicenda la famiglia ha mostrato un grande senso civico. Siamo qui per portare la testimonianza dell’intera città».

Il corpo del promotore finanziario viene dunque portato a Marghera, per la cremazione. Ma il suo ricordo vivrà, secondo le intenzioni dei parenti, in una Fondazione che porterà il suo nome.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori