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Calano ancora prezzi e consumi: Venezia soffre di deflazione

Febbraio record con una flessione media dello 0,5 %, precipitano i costi di abbigliamento e telefonia. Crosta (Camera di Commercio): «Colpa della crisi e dei saldi». La Cgia: «In atto un circolo vizioso»

di Gianni Favarato
2 minuti di lettura

VENEZIA. Conosciuta fino a pochi mesi fa per essere tra le città più care d’Italia con un tasso di inflazione record, il comune di Venezia precipita sul versante opposto e comincia a soffrire di “deflazione”, ovvero un processo che vede ridursi sia i consumi che il prezzo delle merci, a cominciare da quelle di prima necessità. Infatti, stando ai dati dell’Istat sull’andamento dei prezzi al consumo nei capoluoghi delle regioni italiane, a febbraio la città lagunare ha registrato una flessione su base annua dei prezzi al consumo pari a - 0,5%, in ulteriore discesa rispetto a gennaio (-0,2%).

Venezia non è l'unico caso di deflazione in Italia: tra le città sotto la lente dell'Istat c’è anche Livorno con una riduzione dei prezzi dei beni di consumo pari a -0,4% sull'anno. In queste due città lo «spettro della deflazione», secondo l’Istat, sembra «prendere sempre più consistenza, con ribassi dei prezzi su base annua che si stanno rispettando». I primi ad accusare il colpo sono i commercianti – a cominciare da quelli del settore abbigliamento, calzature, prodotti alimentari, bevande e apparecchi telefonici fissi o mobili – che, malgrado il movimento di turisti nostrani e stranieri a Carnevale e il ribasso dei prezzi per i saldi stagionali, non hanno visto crescere le vendite. Per Roberto Crosta, segretario Generale della Camera di Commercio di Venezia, le cause del processo deflazionario di Venezia sono sostanzialmente due: «Il calo dei consumi che dura a livello nazionale da qualche anno e finisce per indurre produttori e venditori a ridurre i prezzi delle loro merci nella speranza di convincere all’acquisto i consumatori a cui si è aggiunto l’effetto della campagna dei saldi che quest’anno ha visto una ulteriore riduzione dei prezzi nella speranza di vendere le merci che ancora riempiono i magazzini dei negozi». «È una situazione difficile e pericolosa» conclude Crosta «ma potrebbe cambiare in meglio molto rapidamente se i consumi torneranno a crescere». «La caduta a meno 0,5 % su base annua dell’inflazione a Venezia è il segno che anche nella nostra città stiamo scivolando sul pericoloso crinale della deflazione» sostiene Paolo Zabeo dell’ufficio studi degli artigiani della Cgia, secondo il quale «la caduta dei prezzi è legata alla corrispondente diminuzione dei consumi delle famiglie. Ormai si è creato un circolo vizioso: nonostante Venezia sia una città con una grande vocazione turistica, i prezzi continuano a scendere, ma le famiglie non hanno le risorse per rilanciare gli acquisti. Speriamo che i provvedimenti fiscali presentati l’altro ieri dal nuovo Governo di Matteo Renzi invertano questa tendenza».

Il direttore dell’Ava, Claudio Scarpa, conferma la tendenza al ribasso dei prezzi dei «servizi ricettivi e di ristorazione» rilevata dall’Istat e dalla Commissione comunale per il controllo dei prezzi al consumo. Nel gennaio scorso questi prezzi segnavano in media un -1,2 % nei prezzi di alberghi e trattorie. Solo in febbraio, grazie al Carnevale i prezzi sono tornati a crescere di un +2,8%. «Troppo poco» dice Scarpa «per poter dire che la situazione sta migliorando e la deflazione è un pericolo superato. Carnevale è stata solo una boccata d’ossigeno, il resto dell’anno non va affatto bene, soprattutto per quanto riguarda il turismo nostrano, chi ci salva dal baratro è ancora la clientela straniera».

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