Venezia, a mezzanotte rientra l'allarme acqua alta

Previsioni riviste al ribasso, nessuma marea eccezionale, Picco alle 00,35 a 104 cm. E stamattina siamo già a quota 100

VENEZIA. Ancora acqua alta ma nessun fenomeno eccezionale. Per la quinta giornata consecutiva Venezia deve fare i conti con gli allagamenti ma stanotte è rientrato l'allarme: picco massimo a 104 centimetri, registrato alle 00,35, dopo che ancora ieri sera le previsioni del Centro Maree davano una quota massima a 130-140 cm.

Disagi limitati alla viabilità, vista la tarda ora, ma situazione critica in buona parte della città. Con commercianti e artigiani costretti a far le ore piccole per controllare il livello dell’acqua nei loro negozi. Nella giornata di ieri Piazza San Marco, l’area più bassa della città (il nartece della Basilica va sotto a quota 76 sul medio mare) è stata sommersa per oltre 15 ore consecutive. Massima a 122 centimetri nella notte di giovedì, a 125 ieri mattina, con in mezzo una «minima» di 80 e una pioggia che non ha mai smesso. Situazione di allerta massima (codice rosso), Protezione civile mobilitata, anche per i fiumi dell’entroterra. Diversi gli interventi nella notte, in particolare nelle isole e a Burano, con i piani terra allagati.

La città è attrezzata, ma l’ultima serie sta per superare ogni record. Con la marea di ieri notte sono infatti ben cinque le acque superiori ai 110 centimetri degli ultimi tre giorni. Più del doppio della media registrata in tutto l’anno negli ultimi decenni. E non è finita, dal momento che almeno altre tre acque «molto sostenute» sono previste per i prossimi giorni. Un miglioramento arriverà solo da martedì. Colpa del maltempo e della «bolla» di bassa pressione che imperversa sull’Europa. Precipitazioni sopra la media, forti venti di scirocco nel Basso Adriatico che impediscono al mare di «svuotarsi» e dunque di ricevere con regolarità la marea calante e l’apporto dei fiumi, sempre più gonfi e minacciosi.

Vento che cambia con grande frequenza e può modificare anche il quadro meteo. «Siamo in balìa del vento», dice il direttore del Centro Maree di Ca’ Farsetti Paolo Canestrelli. Con la bora, che soffiava fino a ieri pomeriggio, infatti il livello di marea sul centro storico e la laguna nord (Burano) sarebbe stato più basso di almeno dieci centimetri, mentre le difficoltà maggiori si registrano a Chioggia e in laguna sud. Con lo scirocco, al contrario, l’acqua è più alta a Venezia e nell’estuario.

Condizioni di maltempo eccezionale, un contributo meteo al livello dell’acqua già alto per la fase lunare di luna nuova (sizigia), pioggia e bassa pressione. E antichi meccanismi che saltano. «L’acqua alta di giovedì notte è arrivata al suo massimo con un’ora e mezza di ritardo», dice Canestrelli, «un fenomeno mai visto, soprattutto in fase di sizigia. Quella di venerdì mattina, che ha raggiunto quota 125, è arrivata invece con un’ora e mezza di anticipo». Anomalìe che preoccupano, e documentano dei cambiamenti climatici. Cambiamenti sempre più repentini, ed eventi meteo violenti che scaricano acqua in poche ore il quantitativo medio stagionale. Situazione da tenere sotto controllo. Perché con la serie degli ultimi giorni oltre ai disagi e i danni economici, anche le murature sono messe a dura prova. Quando l’alta marea supera una certa quota, infatti, l’acqua salsa supera il livello della pietra d’Istria e penetra nei mattoni.

Serie «nera» e record assoluto per quanto riguarda la sequenza delle maree superiori a 110 centimetri. «Ma la permanenza dell’acqua in piazza San Marco non è un record assoluto», dice Canestrelli, «nel 1966 le ore di permanenza superarono le 24». Condizioni diverse, con i litorali che sono stati rinforzati, le difese locali anche. Rispetto al 1966 la gente non abita più ai piani terra – allora vi risiedevano 4 mila famiglie – non ci sono più le centraline sotto il livello dell’acqua e le caldaie a gasolio, ci sono le previsioni e le sirene. «Ma un colpo forte di scirocco» dicono i tecnici, «potrebbe far arrivare la marea a quote anche superiori». Non è il caso di questa notte. Ma, a distanza di quasi mezzo secolo, il ricordo del 4 novembre 1966 fa ancora paura.

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